domenica 21 dicembre 2014

Buon Natale a tutti voi con un cuore a forma di pallone

Di solito quando scrivo sul mio blog ad ispirarmi sono i dettagli che i miei occhi osservano..... Bambini che corrono, mister che esortano alla vita e palloni che ruotano sull'erba. Ma adesso che l'aria si mescola con il Natale, ad ispirarmi è una realtà che vedo dentro me fatta del vissuto del calcio che ripongo nel mio cuore.
Se provo a spiegarvi di cosa è fatta questa realtà, vedo tante cose... Ci sono emozioni di gioia variopinta e di struggente dolcezza racchiuse in uno scarpino di mio figlio quando era bambino, dove un piccolo Babbo Natale si è accomodato sostituendo lo scarpino alla sua slitta... vuole correre nel cielo ed attraversare i sogni dei bambini che sperano di trovare sotto l'albero un pallone nuovo o un paio di parastinchi o un paio di guanti da portiere.
Pura magia...


In un altro angolino del mio cuore ci sono due alberelli di Natale, in ognuno dei quali una pallina racchiude un mondo.... 
In una pallina c'è scritto Lodigiani.....


In un'altra pallina c'è scritto Asa... La sigla dell'Atletic Soccer Academy....


Quanti volti racchiude il nome di una società sportiva, e per me quanti amici a cui voglio bene nel modo più puro che esiste e quanti bambini che mi fanno divertire, mi fanno intenerire, mi fanno esplodere di entusiasmo. Grazie a tutti loro io sono ricca, io mi sento parte di un universo dove girano tanti pianeti due dei quali si sono fermati nei due alberelli di Natale riposti nel mio cuore.
La magia della vita.


E vedo una porta, la trama regolare della sua rete, la sua consistenza morbida si adagia proprio dietro i pali.... In essa sento l'insegnamento più grande con cui il calcio ha forgiato la mia anima: la Resilienza, ovvero la capacità di resistere ad ogni evento piegandosi ma senza mai spezzarsi. Osservare il gioco del calcio vicino alla porta mi ha fatto rendere conto proprio di questo, che il pallone giunge forte dopo aver sbeffeggiato il portiere, ma la porta resiste ogni volta, la sua rete flette e ferma la palla rendendola in ogni caso sua. È la porta che vince, non chi ha fatto gol ed esulta. È questo che cerco di divulgare nel mio lavoro, la capacità di resistere, la forza d'animo, ed è con tale temerarietà commista alla mia ostinazione a sognare, alla certezza con cui continuo a credere nella forza del gruppo che vi auguro con affetto Buon Natale. 
Si, un Buon Natale che nasce dentro me e, lasciandosi dietro la scia di una cometa, raggiunge ognuno di voi che mi segue su questo blog accanto al vostro albero natalizio ed a vostri sogni per dirvi GRAZIE! Mille grazie per far parte anche voi, leggendo ciò che scrivo, della magia del mondo tondo tondo di nome pallone, che ripongo dentro me.



mercoledì 5 novembre 2014

L'aria magica dello stadio "Silvio Piola"

In questo blog, dove mi piace parlare di emozioni e di calcio, ho pensato di iniziare ad ospitare alcuni miei amici allenatori, immaginandomi di stare a parlare con loro e con voi, a bordo campo, a raccontarci le nostre esperienze e riflessioni. 

Oggi a bordo campo con me c'è mister Luca Bacchi, il quale fa parte dell'Aiac di Milano e allena i giovanissimi 2000 della Polisportiva Sordio, società del lodigiano, dove svolge anche il ruolo di Direttore Tecnico. La sua esperienza è davvero emozionante.

L'aria magica dello stadio "Silvio Piola"
di Luca Bacchi


Quella vissuta ieri è stata per me, una giornata incredibilmente interessante! Oltre ad aver avuto il piacere e la fortuna di vedere, di conoscere, i metodi di lavoro di una squadra di Serie B e stato ancor più bello poter confrontarmi, chiedere e dialogare di calcio con un allenatore professionista e il suo staff, cosa che ritengo per chi fa il mio "mestiere" , una bellissima ed importantissima cosa, per la nostra crescita professionale, per la nostra cultura... davvero interessante. Ma ad aver dato quel "tocco di magia" è stato aver fatto tutto questo in un luogo che, per chi ama il calcio, deve considerarsi uno dei posti sacri di questo sport... lo stadio Silvio Piola di Vercelli, chiamato anticamente Leonida Robbiano.
Luogo storico, in cui si è fatta la storia del calcio italiano, e casa di una delle società più antiche di Italia... la ProVercelli nata nel 1892. Vincitrice di 7 campionati italiani!



Sbalordito di vedere alcuni giovani allenatori come me, che non conoscevano né quel luogo, né il personaggio a cui è intitolato lo stadio (Silvio Piola), né la storia di questa società!
Chi ama questo sport, e chi vuol fare l'allenatore, deve prima di tutto conoscere e amare questo sport, ma soprattutto conoscere la sua storia! E Vercelli ha fatto senza dubbio la storia del calcio italiano.
Non si può non conoscere un personaggio come Silvio Piola! Calciatore formidabile di un calcio che non esiste più, ma dove i suoi record ancora sono rimasti intoccati... Miglior marcatore italiano di sempre, miglior realizzatore della Serie A, miglior marcatore della storia della ProVercelli, del Novara e della Lazio! Insomma un vero fuoriclasse!


Stando in quel luogo mi è sembrato di fare un salto nel passato come nel film "ritorno al futuro"... girare in quello stadio, tra quelle vie della città... mi è sembrato di respirare quell'aria di un tempo, mi sembrava di rivedere Piola segnare... lo stadio colmo ad acclamarlo.. . respiravo davvero un'aria magica!
Vivere per un momento il calcio dell'epoca, totalmente diverso da questo, un calcio più lento senza dubbio, ma di sicuro più "pulito", più vero! Mi immaginavo quelle tribune gremite di gente, con i figli, che incitavano la propria squadra... niente insulti agli avversari... niente striscioni politici, niente fumogeni... niente cordate di polizia a placare e contenere dei teppisti.... niente di tutto questo! Se penso solo alle ultime partite viste... in stadi deserti... e con le varie tifoserie intente più ad insultare l'avversario, che a sostenere la propria squadra...!
E poi pensavo a Piola, fuoriclasse indiscusso, paragonato ai campioni di oggi... strapagati... viziati... pretenziosi... capricciosi... comandati da procurati affamati di soldi... con contratti firmati ma ormai non più rispettati... Calciatori ormai sempre più "attori" protagonisti di un circo mediatico pazzesco, più che atleti e sportivi professionisti attaccati alla propria maglia e con grandissimo amore per il proprio "lavoro"! tutto questo non lo vedo più!
Io sono un giovane, amante di questo sport e che fa parte di questo mondo! Ma conosco la storia, conosco le origini di un GIOCO diventato sempre meno GIOCO e sempre più IMPRESA, intesa come produttrice di soldi! 
E credo che tutti dovrebbero conoscere la storia!
Giornata per me fantastica che mi ha fatto viaggiare nel tempo! Davvero stupendo!

"CHI SA SOLO DI CALCIO, NON SA NULLA DI CALCIO" J.Mourinho


mercoledì 1 ottobre 2014

Vincere

Quando i ragazzi passano dalla Scuola Calcio all'agonistica, credo che noi adulti dobbiamo aiutarli a trasformare molti aspetti del modo di scendere in campo per affrontare una partita. Perché tra i due settori sportivi il calcio cambia, inevitabilmente. È così, e a questa trasformazione bisogna adeguarsi.

Mentre nel contesto della Scuola Calcio sento dire spesso agli istruttori che l'importante non è vincere ma svolgere una buona prestazione e praticare un buon gioco al di là del risultato, a 13-14 anni, per una strana coincidenza, il calcio si fa più accanito e sembra colludere con le trasformazioni psicofisiche dell'adolescente che diviene, da questa età In poi, un vulcano sull'orlo di eruttare. Tempeste ormonali, conflitti interiori tra il desiderio di autonomia e il bisogno dell'affetto dei genitori si camuffano spesso dietro il suo essere burbero e ribelle. Analogamente a ciò, il calcio che lui pratica, diviene più agonistico. 
In questo modo lo sport si propone all'adolescente come un prezioso contesto dove poter canalizzare tutta la sua energia attraverso una via di sfogo adeguata: la voglia di vincere.
Scendere in campo per vincere significa osare, mettersi in gioco in ogni caso, anche giocando male se si è particolarmente emozionati; giocare per vincere permette di buttare fuori più adrenalina, sudore e fiato. 
Scendere in campo per vincere significa rischiare di perdere, quindi acquisire spavalderia e coraggio di fronte ad un'avversità come la sconfitta, che le avversità svariate della vita le rappresenta tutte.
Dire ai ragazzi di scendere in campo per fare bella figura al di là del risultato non è altrettanto motivante. Lo vedo dall'esperienza in campo... Spesso percepisco che in ciò si nasconde una strategia inconscia del mister di affrontare la partita placando a priori il suo timore di essere criticato di fronte ad una possibile sconfitta. Mentre all'adolescente non fa male confrontarsi con la smania di vincere. L'adolescente si aspetta che un adulto lo esorti a vincere motivandolo a dare il massimo, così va evocata la vittoria!
Aspirare alla vittoria è una sfumatura di una carica motivazionale innata nell'essere umano. Freud parlava di istinto di vita, riferendosi a un aspetto di noi stessi volto a eruttare, come un vulcano, energia propositiva. In linea con ciò possiamo concepire la voglia di emergere, come quella forza che ti permette di ostinarti in qualcosa, come per esempio a nuotare per emergere dall'acqua e palpitare boccate valicando a forza l'orlo che delimita il mare dall'aria. Boccate di ossigeno che hai raggiunto con fatica e che ti fanno sentire vivo. È così che io sento la vittoria se la penso dentro di me, se cerco di sentirla mettendomi nei panni dei ragazzi quando esultano per un gol appena fatto.
vincere diventa una sfida, dove si specchiano motivazioni ataviche che vanno oltre le nostre origini e affiorano dalla notte dei tempi, quando vincere rappresentava il risultato della temerarietà con cui si rimaneva vivi dopo una battaglia, con cui si affrontava la lotta per la sopravvivenza. La cosa grandiosa è che vincere è una delle possibilità, perché dove si ha la possibilità di vincere c'è anche la possibilità di perdere. È una medaglia con due facce. Esiste in quanto tale. Quel gusto amaro, a volte insopportabile, che prevede la sconfitta, è come un incubo dove si nuota, si nuota, e non si riesce a raggiungere l'orlo dell'acqua, ma in quanto tale risulta essere uno stimolo fondamentale per chi ha un animo vincente, perché gli consente di trovare la forza per poggiarrsi sulle proprie gambe e darsi la spinta necessaria per risalire. A meno che non si voglia rimanere lì.
In tutto ciò il mister è proprio colui che deve dare ai componenti della squadra la convinzione che la vittoria è una certezza in cui credere, anche se lui sa che potrebbe non essere così. Il mister deve motivare quell'animo vincente a credere in se stesso affinché, come dice Paulo Coelho, "l'universo cospiri verso ciò che vuoi". E la vittoria non risulta più l'obbiettivo, ma una conseguenza della convinzione di potercela fare.

sabato 13 settembre 2014

Benvenuti Piccoli Amici!!!!!



Un bel cesto di caramelle poggiato su un soffice profumo di erba fresca, ecco come abbiamo pensato di accogliere i Piccoli Amici della Lodigiani che sono venuti per la prima volta al campo..... Un messaggio subliminale carico di affetto, un messaggio volto ad arrivare al cuore dei bambini, dei genitori e partito dalle emozioni di noi adulti che da ore stavamo preparando il rettangolo verde per loro. Un messaggio volto a dire loro:
"Benvenuti nel mondo del calcio bimbi, per voi, alla vostra età, questo sport sarà come una gustosa caramella, desiderata e assaporata con gioia ogni volta al punto tale di volerne mangiare subito un'altra. Così a fine allenamento non vedrete l'ora che giunga il giorno in cui tornare qui". 
Lo chiamiamo calcio perchè a loro piace, in realtà questi cuccioli, a 5, 6 e 7 anni, hanno bisogno di imbattersi in uno sport che consista in un'attività ludico-motoria fatta di sfide utili a formare il loro carattere, ad acquisire la loro autonomia e la capacità a stare insieme ad altri bambini. Sfide dal sapore acerbo, prima tra tutte quella di staccarsi dalla mano di mamma e di papà per entrare da soli in uno spazio nel quale pensare soltanto con la propria testa e trovare da soli stimoli e soluzioni. Alcuni non esitano e zompettando si presentano ai neocompagni, prima di allora mai visti, come ha fatto Matteo, anno 2009, dicendo "HEI guardate un po' chi c'è? Ci sono io!" 


Mentre ce ne sono altri a cui l'emozione fa un brutto scherzo... Sull'orlo del campo si stringono a mamma o papà stretti stretti e non si vogliono staccare. Ce ne sono stati diversi anche quest'anno, ma poi si sono sciolti e hanno trovato il coraggio di entrare in campo, questo anche grazie all'amore che ci spinge a lavorare con loro e grazie all'aiuto della mia assistente Giorgina di soli 9 anni che, avvalendosi della sua sensibilità e del suo animo puro è riuscita a far comprendere ai più reticenti la semplicità di cosa significhi divertirsi a giocare sull'erba.
Alla fine questo primo giorno di Scuola Calcio è stato fantastico.
E al momento dei saluti gli istruttori hanno invitato i bambini a lasciare il campo con partecipazione e entusiasmo  ognuno usando un modo speciale. Ognuno rivolto a far comprendere ai bambini quanto sia bello praticare il calcio per stare insieme e divertirsi: con un abbraccio, come ha fatto mister Giovanni.....


Con un girotondo conclusosi correndo tutti verso la palla al centro del cerchio gridando allegramente, come ha fatto mister Raffaele.


Se noi adulti siamo davvero consapevoli che il calcio ha necessità di trasformarsi in qualcosa di meno eccessivo, dobbiamo partire con una nuova mentalità investendo su questi piccoli semini. Perchè sono loro il germoglio del calcio futuro.

domenica 7 settembre 2014

Dedicato a chi non teme alcun ostacolo


... E di fronte ad esso non si ferma a compiangersi, ma pensa solo a cosa lo aspetta oltre il muro.




Quante cose mi insegna, in questo momento, osservare il comportamento di una tartaruga... Lei è cocciuta e non si ferma di fronte a niente. Gira, scruta e pur non sapendo quanto sia alto uno degli muri con il quale si imbatte lei si ostina a superarlo, senza preoccuparsi di cedere neanche un attimo, perché se gli succede di cadere, lei con la sua flemma tranquilla e ferma, riprende il suo intento e si arrampica di nuovo... Credo che la tartaruga sia così, per la sua magnifica anima di guerriero Nynja e perché annusa l'aria che gli gira attorno e, nel caso della tartaruga in questione, ne assorbe il profumo del magnifico Libeccio che giunge dal mare di fronte a me è qualcosa di più.... Si tratta delle mille cellule trasparenti di energia che circolano attorno a lei provenienti da coloro che gli vivono attorno... Si, perché gli animali sentono gli esseri umani che li amano, come accade ai bambini e a tutte le anime pure...


Mi trovo accanto ad un campo di calcio, due fratelli appassionati stanno giocando a pallone con i loro amici, non si fermano di fronte a nulla, vogliono vincere con la stessa smania di quando si disputa un mondiale. E intanto la tartaruga ansima, si ostina. 
Osservandola, all'improvviso rammento un ricordo. Mi vengono in mente le parole di un romanzo che leggevo e rileggevo con amore quando ero incinta del mio secondo figlio. Quelle parole si addicevano squisitamente a quella miracolosa attesa e si addicono oggi a dare un nome all'aurea sottile che passa dai due ragazzi che giocano alla loro tartaruga:
«Con le ali lievi dell’amore volai sopra quei muri: confini di pietra non sanno escludere amore, e quel che amore può fare, amore osa tentarlo…»
da "Giulietta e Romeo" W. Shakespare



A tutti coloro che non hanno paura di tentare, a tutti quelli che non si arrendono mai e se cadono si rialzano e si ostinano in ciò che per loro è inequivocabilmente attuabile semplicemente perché si amano e sanno amare la vita, i propri cari, i propri amici, lo sport, i propri obbiettivi.



mercoledì 20 agosto 2014

Prima bisogna essere, poi sapere

Qualche giorno fa sul gruppo di fb "Grandi Allenatori" mister Michele Pappalardo, nonchè fondatore di questo fantastico gruppo che permette a tutti noi che ci occupiamo di Scuola Calcio di confrontarci, mi ha menzionata in un post, esortando gli istruttori che stanno utilizzando l'estate per leggere e informarsi, di consultare il mio libro "Scuola Calcio".

Io ringrazio tanto Michele e anche Fiore Aquino e la moglie Roberta, per aver parlato delle mie idee. 

Quello che mi ha colpita tuttavia è stata l'affermazione di Michele che ha motivato la lettura del mio libro affermando: "Perché prima bisogna essere e poi sapere....."

Bellissimo quello che dici Michele!! Sto scrivendo delle cose per i mister con cui lavoro e parto proprio da questo presupposto. Prima guardarsi dentro, riconoscere le emozioni personali che i bambini evocano, e rapportarsi a loro purificati da ciò che disturba..... Difficile riassumere un concetto complesso in poche parole ma faccio un esempio. Se un istruttore ha subito un trauma o vissuto un'esperienza difficile quando aveva 9 anni e non ci ha lavorato sopra, non ha affrontato la rabbia o la tristezza che gli ha lasciato dentro, nel relazionarsi con bambini di quella stessa età POTREBBE, notare il verbo, avere delle difficoltà nella relazione. Semplicemente perché proietta se stesso in quel bambino, ovviamente in modo inconsapevole, e di conseguenza la relazione è intorbidita da emozioni irrisolte. Allo stesso tempo, se riflettendo ci si rende conto che c'è qualcosa che influenza la relazione e si riesce a comprendere che forse potrebbe dipendere da esperienze vissute sulla propria pelle all'età dei propri allievi, allora nell'allenare i bambini di quella età si ha l'occasione di far pace con quella parte di se stessi. Per questo a volte mi piace sottolineare che allenando l'istruttore non solo aiuta a crescere dei bambini, ma anche a crescere se stesso....




Vorrei ringraziare ancora Michele Pappalardo per avermi inserita ormai da tanto tempo nel gruppo "Grandi Allenatori" perchè l'unione fa la forza! 

E questo gruppo non è soltanto evocatore di relazioni mediatiche, infatti in occasione del Clinic organizzato a Pomezia lo scorso Luglio da Simone Tofa al quale hanno partecipato Sergio Roticiani e Massimo de Paoli, ho potuto incontrarmi con mister Francesco Leone, che fa parte del gruppo, che collabora con Michele e con il quale tante volte c'eravamo confrontati in internet. Grazie Francesco anche a te per la disponibilità ed il materiale didattico che hai condiviso con me!


martedì 24 giugno 2014

Cosa penseranno i bambini dell'uscita dell'Italia dai mondiali?

Cosa staranno pensando i bambini che giocano a calcio nelle tante Scuole Calcio d'Italia della nazionale che è uscita dai mondiali? 
Loro sanno che l'Italia è il paese che genera tanti campioni, e quando scendono in campo è un loro diritto ispirarsi a degli idoli evocati, in questo caso, dai giocatori della nazionale. Eppure, la squadra che rappresenta la nostra Italia e rappresenta i loro sogni esce così... Senza concludere niente di concreto.
Forse a questo punto i bambini si chiederanno cosa non è andato come doveva e nel vivere di ciò che a loro propongono i mass media credo che arrivi anche il messaggio di come le tante potenzialità di cui dispone l'Italia si perdano in modo inconcludente.
Nel calcio italiano tanti ragazzi provengono dall'estero e quando rimangono solo gli italiani a giocare ecco cosa succede, mentre gli "stranieri" italiani nelle loro nazionali vincono. Ci sarà qualcosa di sbagliato nella nostra mentalità tricolore?
 "Tutto il calcio italiano qualche problema c'è l'ha e non ci dobbiamo aggrappare all'arbitraggio, si torna a casa giustamente...." Questo sta dicendo un cronista in televisione.
I bambini di certo sanno che dentro i limiti dello stivale ci sono tanti ragazzi che in Italia si formano,  ma che tante società blasonate poi cercano di attingere nuove stelle fuori del nostro confine, come se si svalutasse ogni volta ciò che si è cresciuto nel proprio orto, e invece di stappare lo spumante a capodanno sembra più chic stappare una bottiglia di champagne....
Non ce l'ho con il rinomato e buon bicchiere di champagne, come non c'è l'ho con i tanti bravi calciatori che sono cresciuti all'estero... Ma voglio solo evidenziare un aspetto di questo calcio che tende sempre a non vedere le potenzialità di cui si dispone nei limiti del proprio rettangolo verde e cerca altrove, migliori calciatori, migliori mister. Ragiona su chi convocare o chi escludere in base a tante strategie che non appartengono al calcio.
Sceglie in base ai movimenti di dinamiche suggerite da chi sta dietro le quinte, senza scegliere in base a criteri più sentimentali ma più legati all'amore per lo sport, criteri più veri e limpidi come, per esempio, in funzione di coloro che sanno cantare con più enfasi l'inno nazionale.... Lo so che parlo da psicologa e non da tecnico. Ma io da questa prospettiva so vedere le cose, e credo che la mia prospettiva sia più vicina a quella dei bambini, perché a loro mi ispiro, con i loro occhi tento di vedere. E dal mio punto di vista nel calcio italiano, a tutti i livelli, non si investe più sulle emozioni, sulla foga, sull'ostinazione, ma sulle dinamiche ragionate.
Credo che questo aspetto passa ai bambini, e non li esorta a cercare dentro loro stessi le potenzialità per muovere bene quel piedino sul pallone. No. Li induce, come fanno i messaggi subliminali, a proiettare fuori la soluzione dello splendore delle loro prestazioni, andando a ricercare anche a 10-11 anni lezioni private da allenatori esterni nonostante perseguano le loro ore di insegnamento nella scuola calcio che frequentano, induce i genitori a cambiare società perchè il proprio figlio gioca poco o non gioca nel suo ruolo più azzeccato (secondo il parere tecnico dei genitori) e quindi è meglio cercare fuori i confini della scuola calcio le soluzioni, senza rendersi conto che così facendo rischiano di afferrarsi all'incerto.... Si ragiona, anziché investire sulla passione, anziché apprezzare ciò che bene o male funziona e si può migliorare.
E rimangono i tifosi delusi e i bambini dissuasi.


domenica 15 giugno 2014

W le mamme delle Scuole Calcio


Il calcio è fatto anche di mamme....



Come le mamme della Scuola Calcio Olimpique Priolo che esprimono il loro amore attraverso delle magnifiche torte....
Come le tante mamme che corrono al campo, per un inverno intero, con i figli in macchina che si arrabbiano perché stanno facendo tardi.... 
Che lavano e stendono tute in silenzio, prese solo dalla velocità di asciugare tutto in tempo.
Che siedono in tribuna al freddo e poi al caldo afoso dell'estate.... Mamme che amano.... In modo incondizionato! 
E anche se da bambine sognavano di diventare ballerine, di indossare le scarpine per andare sulle punte, adesso seguono i sogni fatti di palloni e scarpini con i tacchetti dei loro figli!

Donne che, a volte, per amore di un nipote che si ama come un figlio, si trasformano in mamme di un'intera squadra, si preoccupano che non manchi nulla nella borsa medica e che tutto sia a posto prima di entrare in campo, che giocano e scherzano con i giovani atleti e sanno abbracciare come solo una mamma sa fare... Come Loriana Sereni dell'Atletic Soccer Academy fa ogni giorno....


È vero, a volte il coinvolgimento dell'amore rischia di incastrare noi mamme in dinamiche che non risultano sempre costruttive per i nostri figli. Parliamo del tifo eccessivo e della mancanza di obiettività che a volte può portare qualche mamma a vedere il proprio figlio vittima di ingiustizie. Sia che questa sensazione sia giusta, sia che derivi soltanto da ipotesi sbagliate, in ogni caso, i nostri figli si aspettano da noi sostegno, quindi ciò che ci spetta per proteggere il loro sorriso, è insegnare loro ad accettare le difficoltà, rimanendo a loro fianco quando ce la mettono tutta per tentare, DA SOLI, di risolvere le loro difficoltà....
Quindi coraggio mamme! Andiamo avanti. C'è un estate per riposarsi un po', in cui giocheranno sulla spiaggia o nel salone delle nostre case, ci faranno arrabbiare un po' con qualche vaso rotto o trovandosi sempre qualche pallone tra i piedi mentre rassettiamo la casa e poi si ricomincerà tutto di nuovo. Ma che bello!!!
Di certo in cambio ci basta poco.
Il premio più grande per tutto l'impegno che mettiamo a stare vicino ai nostri figli è un loro abbraccio, o semplicemente un bacio, che alla fine giunge sempre.... E con il quale i nostri figli ci dicono tante cose!







giovedì 12 giugno 2014

Mister e sorrisi

A volte gli istruttori mi chiedono di trovare le parole giuste per descrivere in che modo approcciare i bambini, quali strategie usare per far fare calcio ai piccolissimi calciatori, da cosa capire se stanno lavorando bene e soprattutto se sono in grado di perseguire il loro compito.... 
Ma più passa il tempo e più mi viene spontaneo, nel rispondere agli istruttori che mi chiedono questo, affermare che la cosa importante nel rapporto con i bambini non è spiegare a parole cosa dire o cosa fare, ma piuttosto esortare l'adulto al "sentire" i bambini, a percepire il loro animo e comportarsi di conseguenza.
Ovviamente è fondamentale prepararsi per svolgere il ruolo di allenatore, tuttavia c'è un dettaglio fondamentale che non si impara leggendolo sui libri, ma carpendolo dalle pieghe del cuore. Come il coniglietto tirato fuori dal cilindro del prestigiatore, ogni essere umano può escogitare una trovata sorprendente al momento giusto con cui ammaliare l'attenzione e la stima di chi da lui si attende qualcosa di importante. Ciò è fondamentale per giungere all'animo dei bambini.... La strada da perseguire a tale scopo, si racchiude nel "sentire" i bambini, nel saper percepire i loro messaggi indiretti, le loro tristezze, i loro capricci, le loro tenerezze... Tanti messaggi spontanei e involontari che possono guidare un istruttore fino a trovare il giusto approccio per entrare in sintonia con loro...

Ad evocarmi queste riflessioni è stata una foto, quella apparsa sulla mia bacheca di Facebook che ritrae mister Giuseppe Avella ed i suoi piccoli allievi della Scuola Calcio che, dal prossimo Settembre, prenderà il nome di ASD Limatola Soccer School.
Conosco questo ragazzo e il lavoro che compie con i suoi bambini da tempo, è lui che gestirà la Scuola Calcio nella quale lavorerà nonostante i suoi impegni lavorativi e familiari. Secondo me, mister Giuseppe è un esempio di come il calcio dei bambini abbia bisogno di persone che in campo, e fuori da esso, sappiano far divertire i bambini e che dietro le quinte si preoccupino di tenere vivo uno spazio nel quale i piccoli possano vivere di energia vitale contenuta in uno contesto sano. È quello che sta facendo questo mister, che dal prossimo anno calcistico sarà anche il responsabile della Scuola Calcio, e che a Limatola, il paese in provincia di Benevento, in cui la Scuola Calcio è nata, rappresenta l'unica possibilità di praticare uno sport.



Questa foto, solo a guardarla, fa sentire il clima che un mister ha saputo creare dentro uno spazio, in questo caso il piccolo abitacolo di una macchina (non serve il campo sintetico di ultima generazione....) e fa sentire la sensazione di giocosità e di divertimento, che nei sorrisi dei bambini è limpida..... Loro non sanno fingere. A volte i mister affermano di lavorare bene, ma i loro bambini non sorridono....
Come regolarsi allora, come comprendere, da mister, se si è in grado di insegnare in una scuola calcio? 
Le risposte sono i bambini a darle, dai loro progressi, dalle loro piccole vittorie personali, contro l'ansia di mettersi in gioco, contro la timidezza con cui non riescono a farsi la doccia, contro il vittimismo con cui si lamentano perché nessuno passa loro la palla. E l'arma più potente di un mister, in questo caso, è la sensibilità con cui "ascoltare" i suoi ragazzi e condividere i sorrisi... Come questa foto simboleggia in modo semplice e naturale....

sabato 24 maggio 2014

Non c'è mai sconfitta nel cuore di chi lotta

"Si perde e si vince ma l'importante è restare sempre uniti" Roul Obleac (componente della squadra di mister Luca Santucci)

Il calcio è fatto di persone.... Di sfumature delicate che a volte non lasciano segni, mentre in altri casi rappresentano tracce indelebili. Ho atteso questo giorno per scrivere questo post. Ho aspettato che il campionato disputato da mio figlio Luca fosse finito. 
Mio figlio ha disputato un Campionato Giovanissimi Fascia B Elite anno 2000, ed ogni volta che io ho assistito in tribuna alle tante partite di cui è stato composto il mio cuore di mamma non ha palpitato soltanto ad ogni gesto di mio figlio, ma è stato come avere il battito di 22 cuori nel petto. 
Mamma di 22 ragazzi in modo spontaneo e involontario.... Ragazzi che nella maggior parte dei casi ho visto crescere, ragazzi come tanti che frequentano le società sportive italiane.... Ma unici nella loro caratteristica singolare: essere un gruppo! 


Essere un gruppo significa muoversi ed impegnarsi non per i singoli scopi ma per uno scopo comune, essere un gruppo è il risultato di un lavoro difficile, sottile e complesso che solo alcuni mister riescono ad attuare. Questi ragazzi sono riusciti a fare questo grazie al loro mister: Luca Santucci. Mister Luca è cresciuto in un paese bellissimo poco lontano da Roma, Carpineto Romano, e dopo essersi laureato presso lo Iusm ha iniziato ad allenare alla Lodigiani Calcio, della quale attualmente  è anche il responsabile della Scuola Calcio. La limpidezza del modo di vivere il calcio che solo nelle piccole realtà si può acquisire, assieme ad una smisurata umiltà, gli ha permesso di mediare le forze di 22 adolescenti fino a creare un incastro di una temeriarietà tale da vincere un campionato del quale facevano parte squadre professionistiche (Lazio, Frosinone, Aprilia) e realtà non professionistiche di buon livello come la Tor Tre Teste e la Vigor Perconti.
Lo scorso martedì, mister Luca e i suoi ragazzi hanno vinto la semifinale dei playoff contro l'Urbetevere. Ed oggi presso il presso ilo Stadio Comunale di Guidonia mister Luca ha incitato i suoi ragazzi fino all'ultimo secondo in una finale contro la A.S.Roma, persa anche per un gol annullato e per un rigore contro la Lodi molto dubbio... Dettagli "devastanti" sull'animo di giovani ragazzi, ma non per questi ragazzi, ai quali il loro mister ha insegnato che di fronte alla sconfitta non serve trovare delle scusanti, ma rendersi conto di dove si è arrivati credendo solo in se stessi.
Si è giunti a vincere un campionato, si è giunti a far spostare a Guidonia tanti bambini e tanti genitori della Lodi, a tifare per i ragazzi vestiti di bianco rosso, tutti li per loro, a far rinascere lo spirito sportivo di una società che per tanti anni è stata un vivaio di giovani calciatori come Francesco Totti, come Luca Toni, Claudio Bellucci, Andrea Silenzi, Andrea e Francesco Mazzarani, David Di Michele che hanno giocato e giocano tuttora come professionisti e tantissimi altri ragazzi che giocano nell'area dilettantistica o attualmente allenano in tante società italiane. Un vivaio che non ha vinto, nella sua storia, così tanti titoli ma ha prodotto veri sportivi. 

Che onore oggi per questi ragazzi aver dato luce a questo spirito dignitoso e storico per la Lodigiani!
Che onore per mister Luca aver portato in campo dei giovani ragazzi tra cui, a inizio anno, ce ne erano alcuni disillusi delle proprie qualità, perché non erano stati riconfermati nelle società dalle quali provenivano... Gli anziani del gruppo hanno accolto i nuovi arrivi senza ombra di antagonismo, ma definendo chiaramente quale fosse il modo di pensare insegnato dal mister "tutti sono utili ma nessuno è indispensabile"....
Ecco dove sono arrivati.



Oggi molti segni indelebili rimarranno nei ricordi di tutti noi.... Come l'impronta di mister Luca rimarrà indelebile nell'identità di questi giovani uomini, come sull'identità di mio figlio Luca,  che su Facebook si sta chattando con i suoi compagni questa frase "Non c'è mai sconfitta nel cuore di chi lotta"...

 Grazie mister Luca Santucci, a molti di loro li hai davvero cresciuti allenandoli da diversi anni, facendoli diventare capaci di affrontare momenti come quello di oggi senza dimenticare le conquiste raggiunte, in questo caso la vittoria di un campionato, che rimarrà loro per sempre.

Mister guarda cosa ho trovato tra i miei scritti di emozioni vissute in campo......
Maggio 2010
Come ogni primavera i bambini che allena mister Luca Santucci si ritrovano in campo per un torneo. Nella quotidianità di ognuno di loro, la partita è un evento che caratterizza le loro giornate colorandole di trepidazione e attesa fino al momento in cui si ritrovano in campo come in questa occasione. 
Anche se intorno a loro c’è confusione, girano altri piccoli giocatori con maglie di colori diversi, gli organizzatori si accordano con gli arbitri per pianificare l’evento e i genitori rumoreggiano tra risa e battute, i bambini si collocano attorno al loro istruttore, a questo ragazzo umile e attento a stimolare nei piccoli atleti un grande requisito che ognuno alberga dentro di sè, ma che è la prerogativa di pochi: la forza d'animo. 
Partita dopo partita, Luca ha gestito le loro energie incitandoli ad essere determinati e concentrati e soprattutto a credere nelle loro forze, attraverso suggerimenti dal bordo campo, qualche esortazione e soprattutto sorridendogli con serenità. Fino al giorno della finale. I bambini si apprestano ad affrontare la loro sfida, con una temerarietà cristallina, al bordo campo l'istruttore li segue in ogni loro passo senza invadere la loro naturalezza, senza pretendere che si muovano come i giocatori della playstation, cosa che spesso si vede fare… E loro si passano la palla guardandosi appena, intuendo le posizioni degli altri, correndo a denti stretti senza limitare la loro corsa né per la fatica né per l’indecisione di non farcela. 
Ma la palla ha deciso di prendersi un po’ gioco di questi bambini, e dopo due pali e due traverse, gli avversari fanno goal proprio al limite del tempo, quando era già pronta la lista dei rigoristi, quando la corsa aveva preso quota ed è difficile frenarla, soprattutto se hai solo 10 anni. La partita è finita. 
Davide nonostante la sua compostezza, la nitidezza dei suoi movimenti in campo, la maturità dei suoi passi abilmente cadenzati da un talento in erba, fissa mister Luca, e si getta per terra con la faccia sprofondata nell’erba. Pierluigi dà un calcio ad un’invisibile sconfitta beffarda, mentre Andrea, Edoardo, Raul, Luca, Nico, Federico, Emanuele, Marco, Valerio, Alessio, Flavio e Matteo si guardano attoniti, tra lacrime trattenute con fatica, rabbia e delusione. Gli avversari, nel frattempo, festeggiano inneggiando la vittoria, saltando gioiscono mentre loro appaiono all’improvviso frastornati e persi nel nulla, nello stesso campo dove poco prima dominavano la gara. In questo turbinio di parapiglia, chiasso, e disorientamento arriva un segnale. La voce di mister Luca con gesti delicati e decisi, pieni di condivisione, solidarietà e tenerezza, li conduce al centro del campo, dove si scambiano qualche battuta, alcuni accennano il sorriso, poi si stringono tutti in un grande abbraccio. Il mister rammenta ad ogni componente del gruppo le tante ore trascorse insieme durante gli allenamenti quando faceva buio presto e serviva il Kway rosso della Lodigiani per ripararsi dalla pioggia e dal freddo. Le tante ore passate con gli altri compagni non convocati. E quando dopo una partita, con mister Franco dandosi tutti la mano, vincitori e vinti, iniziarono a correre fino a scivolare sull’erba felici perché essenziale non è vincere, ma partecipare. Ora, che importanza ha quella sconfitta di fronte a tutto ciò? Che conta dinanzi all’amore infinito e inestimabile che un istruttore dal volto pulito e dall’animo limpido dona equamente ad ognuno di loro e che ora diventa l'elemento fondamentale per rasserenarli, che conta la sconfitta se si assiste al vederli risollevarsi dalla loro delusione acerba, al suono delle parole semplici ma intrise di saldezza e convinzione del loro mister che dice loro: “non vi disperate perché la partita l’avete giocata benissimo e soprattutto avete dato tutto quello che potevate alla vostra squadra, adesso andate dai genitori che vi aspettano per battervi le mani”. Parole cadenzate da batti-cinque e dalla soddisfazione ritrovata.
Ora sulla pedana della premiazione ci sono 12 atleti con una medaglietta al collo che sancisce il secondo posto, stanno alzando una coppa, ridono di cuore e sono felici. Sono i ragazzi di mister Luca

venerdì 16 maggio 2014

Il calcio è Bellezza

Poi ti accorgi che sul campo lungo il vialetto sono sbocciati tanti fiori e proprio dietro la porta sono nati due papaveri.
E oggi, 16 maggio, ringrazio Dio per avermi donato, attraverso un campo di calcio trasformato in un prato, la Sua bellezza.



giovedì 15 maggio 2014

Viviamo i mondiali come i bambini

Lo scorso fine settimana alla Borghesiana di Roma, mitico luogo di calcio, che ospita da anni la Lodigiani ed i circa 500 ragazzi tra Scuola Calcio e Settore Agonistico che ne fanno parte, si è svolto un torneo a cui hanno partecipato bambini di 12 anni, dove le emozioni che evoca il calcio si sono amplificate all'ennesima potenza.
Grazie al Wolkswagen Junior Word Masters sui rettangoli verdi di questo luogo a me caro, la palla ha piroettato tra i piedi di bambini provenienti da tutto il mondo!!!!! Un mondiale in miniatura che ci ha divertiti ma soprattutto ha fatto riflettere molti che, come me, iniziano a perdere entusiasmo per l'attesa dei mondiali che disputerà la nostra nazionale.
 
Il calcio degli adulti sta diventando troppo complesso, fatto di idoli troppo costruiti e di dinamiche che strappano dal cuore di un tifoso la semplicità di sognare una vittoria semplicemente per esultare. 
Trovarsi in mezzo a queste "nazionali" i cui componenti sono ragazzi di 12 anni che rappresentano degli idoli solo per chi li ama, che hanno memoria breve del risultato favorevole o sfavorevole delle loro partite, piuttosto si esaltano a scambiarsi la maglia, a battere il cinque tra loro, a tentare di comunicare pur non parlando la stessa lingua, ha mostrato a tutti noi quanto i germogli del mondo sportivo che verrà abbiano bisogno di un ambiente che salvaguardi il loro modo pulito di vivere il calcio, perché è la loro purezza che può disintossicare questo sport fantastico ed aprire l'opportunità ad un calcio più limpido e sereno.
A noi adulti potrebbe bastarci poco per trovare una solida motivazione per attivarci in modo fermo e deciso a tale scopo: credo che basti guardare i volti dei ragazzi qualche secondo in più. 
Vederli con quale purezza si scambiano il cinque prima di una partita...

 
Come si consolano tra di loro dopo una sconfitta.....


Come sono capaci di ballare e scherzare mentre raggiungono gli spogliatoi....

 
Stessi gesti, stesso approccio allo sport di quello che vediamo ogni giorno in campo con i bambini con cui lavoriamo o co i nostri figli... dettaglio questo che ci mostra come l'approccio spontaneo e disinteressato dei giovani sia universale!!!!
Per la squadra di piccoli uomini del nostro pianeta, il modo di vivere il calcio è lo stesso!!!
 
Riguardo a me, l'esperienza di questo torneo è stata speciale. Prima di tutto perchè ho visto giocare con la maglia dell'Italia un gruppo di ragazzi che ho visto crescere, che vedo allenarsi ogni settimana e che in questa circostanza, sono stati grandi, perché sono andati in campo solo con lo scopo di indossare a testa alta quella maglia, la maglia con scritto ITALIA.
Eccoli qua nella loro purezza.... Mentre si mangiano un bel gelato a fine partita!


Grazie ragazzi da parte mia per i vostri sorrisi mentre veniva scattata questa foto e per aver vinto la partita Italia-Brasile, che mi ha riportato indietro nei ricordi ad uno dei miei mondiali di bambina, dove la stessa vittoria mi portò a girare per ore in macchina con i miei cugini a festeggiare una magica finale che si avvicinava..... Era il 1982.... Il resto è solo fantastica storia!!!

Ma un grande grazie lo devo a mio figlio Alessio, che nel 2006 mi ha permesso di vivere questo stesso torneo volando in Germania, dove lui lo disputò proprio nell'anno dei Mondiali.
 
Ricordo i suoi sorrisi, il suo stupore nell'indossare la maglia azzurra, l'allegria e l'entusiasmo della squadra di cui faceva parte.

Ricordo le mamme della nazionale spagnola, quando dietro la porta, dove mio figlio si apprestava a parare i rigori al termine della partita Italia-Olanda, vennero vicino a noi chiedendoci "como se llama a portero de fútbol?" E poi cominciarono a gridare "Alessio! Alessio!"
 
E ricordo il tifo di noi genitori nel divertirci come bambini a strillare "forza Italiaaaaaaaaaa!"....
Come bambini.... Forse dovremmo ispirarci proprio a loro, ai bambini, per tornare a vivere i mondiali divertendoci...



venerdì 9 maggio 2014

L'amore di mamma e papà è sempre in campo con te


Articolo pubblicato da http://youcoach.it, la guida per gli allenatori di calcio


La famiglia è un microcosmo fatto di pianeti con le loro orbite, girotondi che si incastrano tra di loro. Un microcosmo che nasce dalla forza dell'amore, dal girarsi attorno in sintonia di due esseri umani che si sono trovati in un contesto immenso di stimoli. La nascita dei figli non fa che alimentare questo gioco di relazioni e incastri di orbite.



Quando i bimbi sono piccoli è fondamentale un rodaggio di sintonie ed emozioni in questo fantastico microcosmo di nome "famiglia". Ai figli tutto ciò serve per imparare ad aggirarsi nel cielo della vita. Intorno ai sei anni oltre alla scuola, giunge una grande opportunità volta a mettere alla prova ciò che si è acquisito all'interno dello spazio familiare: lo sport.

Il bambino che varca da solo la soglia di un campo di calcio, nel fare questo, ha la preziosa opportunità di staccarsi dal suo microcosmo e iniziare a sperimentare se stesso. Il calcio, in questo senso, è l'affacciarsi al mondo, è l'occasione di sperimentare cosa si prova a camminare o correre scegliendo da solo la direzione da seguire.

Per un bambino è l'opportunità di comprendere chi lui sia, specchiandosi con dei coetanei e appoggiandosi ad un adulto di riferimento, l'istruttore, che non è nè il proprio papà, nè la propria mamma ma che per lui rappresenta, in questa nuova esperienza, una base sicura.


In tal senso il calcio, entra a far parte della famiglia, acquisisce il ruolo di un "ponte" tra il proprio universo intra familiare e quello che rappresenterà l'universo personale del bambino. Se il genitore riesce a comprendere questo, se riesce a vedere lo sport come un supporto alla crescita e all'acquisizione dell'individualità del proprio figlio, dalla tribuna può assistere allo spettacolo di una parte di loro stessi che cresce e si trasforma. Una parte nata dal loro amore, ma a se stante. Questo è il punto focale.

Per il rispetto dei bisogni del bambino, lo sport andrebbe vissuto così. Quindi non come un trampolino di lancio per smanie di successo, ma come un elemento vitale che entra a girare nelle orbite del bimbo e dei suoi genitori, sorprendendo entrambi di emozioni improvvise come stelle cadenti nel cielo estivo e come comete nel cielo d'inverno. Proprio così, perché dello stesso stupore sono fatte le emozioni che suscitano in un genitore le piccole e le grandi conquiste di un bambino che fa sport. Bisogna solo scegliere questa prospettiva e non quella più superficiale che consuma energie nell'attesa di un gol o di un assist fantastico o di altre fatue emozioni che sfumano in poche ore....
Seguirli in campo con l'emozione negli occhi, diventa per i piccoli calciatori un messaggio sottile con cui i genitori hanno la possibilità di dire loro "divertiti amore mio... Mamma e papà ti amano per la gioia che sei!".



domenica 4 maggio 2014

La semplicità del vero calcio

Sono tornata da poche ore da un torneo che organizza ogni anno a Castel di Sangro l'ASD NON SOLO CALCIO.
Ho vissuto tante emozioni grazie ai 2002 della Lodigiani che allena mio marito Roberto... vederli svegliarsi la mattina, prepararsi i borsoni, osservarli intenti ad asciugare gli scarpini zuppi per la pioggia, 


i loro volti puliti la sera in pigiama e la loro composta ostinazione da piccoli uomini in campo.... Ma l'emozione più grande l'ho vissuta quando, ieri mattina seguendoli in silenzio e un po' distante, mentre  si dirigevano a piedi verso il campo, li ho visti UN GRUPPO. Alcuni si tenevano la mano sulla spalla con naturalezza, un gesto che ha un significato prezioso! In quel momento ho fatto la prima di queste due foto che ho postato, scattata per ricordare quella sensazione per sempre. Quante cose ci insegnano i ragazzi che fanno sport a noi adulti... La seconda foto è il mio ringraziamento a ognuno di questi fantastici ragazzi per l'affetto spontaneo e limpido che mi di mostrano ogni volta che ho la fortuna di stare insieme a loro. Grazie ragazzi siete e sarete sempre nel mio cuore.





martedì 29 aprile 2014

E se non metto in campo solo i più "forti"?


Dialogando con tanti istruttori di Scuola Calcio, molto spesso percepisco che ci sono alcuni che tendono a mandare in campo la "squadra vincente", mentre ce ne sono altri che non puntano al risultato, ma alla possibilità di concedere ad ogni bambino di mettersi in gioco...  

Mister Luca Mazzi di Sarzara in provincia della Spezia, rappresenta con la sua esperienza l'animo di colui che sceglie di vivere il ruolo dell'allenatore per raggiungere i piccoli risultati che rappresentano le vere vittorie.
Ecco la sua esperienza:
"Ci sono emozioni che chi divide i gruppi, chi seleziona, chi lascia indietro, chi non convoca, chi non fa giocare...... non potrà mai provare. 
Francesco è un bimbo di 12 anni alto 128 cm e pesa 28 kg. Ha una piccola disfunzione che non lo fa crescere velocemente (tutto scomparirà). E' sempre presente a tutti gli allenamenti, è sveglio, attento e interessato. Ovviamente quando si deve misurare con gli altri, in questo momento, ha enormi difficoltà! 
Fa il difensore esterno e dà sempre il 110 %. 
Oggi è successo che in partita, ad un certo momento, facciamo giro palla con i difensori. Il centrale, visto che Francesco era marcato, ha servito l'esterno alto. Francesco si è infilato facendo una sovrapposizione interna. Il suo compagno gli ha dato fiducia e gli ha passato la palla. Dribbling dentro l'area, tiro (più un forte passaggio) e gol! 
I compagni lo hanno sotterrato ed io, quando è venuto a salutarmi, ho pianto... come adesso! 
Un'emozione grandissima vedere lui così felice! 
È per emozioni come queste che vado al campo!".

Grazie mister Luca, hai fatto emozionare anche a me.


Nella foto mister Luca Mazzi e la sua squadra.

venerdì 25 aprile 2014

Il calcio è poesia

Il calcio è una giornata di festa come oggi, 25 aprile, un centro sportivo assolato, tanta gente..... E in un angolo silenzioso vicino a un campo di grano, un gruppetto di ragazzi ed un mister, legati dal loro dialogo segreto.....


Poi arriva lo spazio da percorrere delimitato dalle linee bianche. Un avversario da scavalcare per giungere tutti insieme a varcare quella rete..... Ed esultare insieme!



Non è importante un gol, una vittoria, se non si conosce il sapore amaro della sconfitta.
Per questo in certi casi ci si abbraccia tanto forte, perché tutti insieme vicini vicini, ci si sente un gruppo, perché in precedenza ad unire è stata la rabbia e la rassegnazione dell'aver perso un'altra partita.



Il calcio è poesia quando vuoi andare a salutarli e avvicinandoti allo spogliatoio, invece dei ragazzi, ci sono le loro maglie stese.



Poi li vedi uscire.... Prima in campo piccoli guerrieri, dopo con le infradito vanno a mangiare mentre scherzano e  si fanno i dispetti... E respiri la loro amicizia..... E questa è poesia pura.







Poesia è il loro sguardo.....
È vederli che dopo mangiato, nell'attesa di un'altra partita, anziché riposarsi in centomila modi possibili, si mettono a giocare scalzi, su un prato d'erba adiacente al campo di calcio....



.... La porta creata dalle loro magliette.....
 Come facevamo noi, quando eravamo bambini.



Poesia è vederli esultare la loro vittoria, accanto a due genitori che hanno organizzato una giornata di festa in ricordo del loro bambino: Silvio Botticelli <3





Poesia è l'abbraccio dei genitori ai loro figli.....







Poesia è un papà, che quando si veste da mister diventa papà anche dei suoi allievi....







Poesia è vederli sereni, è vederli ricchi di energia e di sogni, ma di quelli piccoli che fanno il cuore felice, come vincere una coppa a un torneo, come vincere una partita su un prato scalzi e sudati.....
La poesia sono soltanto loro. Il loro mondo sommerso dietro i loro sguardi..... La loro bellezza pulita.



Grazie ragazzi!!!! Oggi mi avete fatto vivere le emozioni che gli istruttori di calcio che conosco in tutta Italia cercano di spiegarmi e che palpo dalla passione con cui mi chiedono pareri su Facebook o nella posta privata, sulla mia mail, o su questo blog..... Mi sento fortunata per questo! Amici allenatori siete fortunati anche voi!
Grazie al gruppo 2002 e al loro mister Roberto Babini per avermi permesso questo!!!
Grazie ai genitori che hanno condiviso con me la tribuna!
Con il cuore..... Isa