sabato 24 maggio 2014

Non c'è mai sconfitta nel cuore di chi lotta

"Si perde e si vince ma l'importante è restare sempre uniti" Roul Obleac (componente della squadra di mister Luca Santucci)

Il calcio è fatto di persone.... Di sfumature delicate che a volte non lasciano segni, mentre in altri casi rappresentano tracce indelebili. Ho atteso questo giorno per scrivere questo post. Ho aspettato che il campionato disputato da mio figlio Luca fosse finito. 
Mio figlio ha disputato un Campionato Giovanissimi Fascia B Elite anno 2000, ed ogni volta che io ho assistito in tribuna alle tante partite di cui è stato composto il mio cuore di mamma non ha palpitato soltanto ad ogni gesto di mio figlio, ma è stato come avere il battito di 22 cuori nel petto. 
Mamma di 22 ragazzi in modo spontaneo e involontario.... Ragazzi che nella maggior parte dei casi ho visto crescere, ragazzi come tanti che frequentano le società sportive italiane.... Ma unici nella loro caratteristica singolare: essere un gruppo! 


Essere un gruppo significa muoversi ed impegnarsi non per i singoli scopi ma per uno scopo comune, essere un gruppo è il risultato di un lavoro difficile, sottile e complesso che solo alcuni mister riescono ad attuare. Questi ragazzi sono riusciti a fare questo grazie al loro mister: Luca Santucci. Mister Luca è cresciuto in un paese bellissimo poco lontano da Roma, Carpineto Romano, e dopo essersi laureato presso lo Iusm ha iniziato ad allenare alla Lodigiani Calcio, della quale attualmente  è anche il responsabile della Scuola Calcio. La limpidezza del modo di vivere il calcio che solo nelle piccole realtà si può acquisire, assieme ad una smisurata umiltà, gli ha permesso di mediare le forze di 22 adolescenti fino a creare un incastro di una temeriarietà tale da vincere un campionato del quale facevano parte squadre professionistiche (Lazio, Frosinone, Aprilia) e realtà non professionistiche di buon livello come la Tor Tre Teste e la Vigor Perconti.
Lo scorso martedì, mister Luca e i suoi ragazzi hanno vinto la semifinale dei playoff contro l'Urbetevere. Ed oggi presso il presso ilo Stadio Comunale di Guidonia mister Luca ha incitato i suoi ragazzi fino all'ultimo secondo in una finale contro la A.S.Roma, persa anche per un gol annullato e per un rigore contro la Lodi molto dubbio... Dettagli "devastanti" sull'animo di giovani ragazzi, ma non per questi ragazzi, ai quali il loro mister ha insegnato che di fronte alla sconfitta non serve trovare delle scusanti, ma rendersi conto di dove si è arrivati credendo solo in se stessi.
Si è giunti a vincere un campionato, si è giunti a far spostare a Guidonia tanti bambini e tanti genitori della Lodi, a tifare per i ragazzi vestiti di bianco rosso, tutti li per loro, a far rinascere lo spirito sportivo di una società che per tanti anni è stata un vivaio di giovani calciatori come Francesco Totti, come Luca Toni, Claudio Bellucci, Andrea Silenzi, Andrea e Francesco Mazzarani, David Di Michele che hanno giocato e giocano tuttora come professionisti e tantissimi altri ragazzi che giocano nell'area dilettantistica o attualmente allenano in tante società italiane. Un vivaio che non ha vinto, nella sua storia, così tanti titoli ma ha prodotto veri sportivi. 

Che onore oggi per questi ragazzi aver dato luce a questo spirito dignitoso e storico per la Lodigiani!
Che onore per mister Luca aver portato in campo dei giovani ragazzi tra cui, a inizio anno, ce ne erano alcuni disillusi delle proprie qualità, perché non erano stati riconfermati nelle società dalle quali provenivano... Gli anziani del gruppo hanno accolto i nuovi arrivi senza ombra di antagonismo, ma definendo chiaramente quale fosse il modo di pensare insegnato dal mister "tutti sono utili ma nessuno è indispensabile"....
Ecco dove sono arrivati.



Oggi molti segni indelebili rimarranno nei ricordi di tutti noi.... Come l'impronta di mister Luca rimarrà indelebile nell'identità di questi giovani uomini, come sull'identità di mio figlio Luca,  che su Facebook si sta chattando con i suoi compagni questa frase "Non c'è mai sconfitta nel cuore di chi lotta"...

 Grazie mister Luca Santucci, a molti di loro li hai davvero cresciuti allenandoli da diversi anni, facendoli diventare capaci di affrontare momenti come quello di oggi senza dimenticare le conquiste raggiunte, in questo caso la vittoria di un campionato, che rimarrà loro per sempre.

Mister guarda cosa ho trovato tra i miei scritti di emozioni vissute in campo......
Maggio 2010
Come ogni primavera i bambini che allena mister Luca Santucci si ritrovano in campo per un torneo. Nella quotidianità di ognuno di loro, la partita è un evento che caratterizza le loro giornate colorandole di trepidazione e attesa fino al momento in cui si ritrovano in campo come in questa occasione. 
Anche se intorno a loro c’è confusione, girano altri piccoli giocatori con maglie di colori diversi, gli organizzatori si accordano con gli arbitri per pianificare l’evento e i genitori rumoreggiano tra risa e battute, i bambini si collocano attorno al loro istruttore, a questo ragazzo umile e attento a stimolare nei piccoli atleti un grande requisito che ognuno alberga dentro di sè, ma che è la prerogativa di pochi: la forza d'animo. 
Partita dopo partita, Luca ha gestito le loro energie incitandoli ad essere determinati e concentrati e soprattutto a credere nelle loro forze, attraverso suggerimenti dal bordo campo, qualche esortazione e soprattutto sorridendogli con serenità. Fino al giorno della finale. I bambini si apprestano ad affrontare la loro sfida, con una temerarietà cristallina, al bordo campo l'istruttore li segue in ogni loro passo senza invadere la loro naturalezza, senza pretendere che si muovano come i giocatori della playstation, cosa che spesso si vede fare… E loro si passano la palla guardandosi appena, intuendo le posizioni degli altri, correndo a denti stretti senza limitare la loro corsa né per la fatica né per l’indecisione di non farcela. 
Ma la palla ha deciso di prendersi un po’ gioco di questi bambini, e dopo due pali e due traverse, gli avversari fanno goal proprio al limite del tempo, quando era già pronta la lista dei rigoristi, quando la corsa aveva preso quota ed è difficile frenarla, soprattutto se hai solo 10 anni. La partita è finita. 
Davide nonostante la sua compostezza, la nitidezza dei suoi movimenti in campo, la maturità dei suoi passi abilmente cadenzati da un talento in erba, fissa mister Luca, e si getta per terra con la faccia sprofondata nell’erba. Pierluigi dà un calcio ad un’invisibile sconfitta beffarda, mentre Andrea, Edoardo, Raul, Luca, Nico, Federico, Emanuele, Marco, Valerio, Alessio, Flavio e Matteo si guardano attoniti, tra lacrime trattenute con fatica, rabbia e delusione. Gli avversari, nel frattempo, festeggiano inneggiando la vittoria, saltando gioiscono mentre loro appaiono all’improvviso frastornati e persi nel nulla, nello stesso campo dove poco prima dominavano la gara. In questo turbinio di parapiglia, chiasso, e disorientamento arriva un segnale. La voce di mister Luca con gesti delicati e decisi, pieni di condivisione, solidarietà e tenerezza, li conduce al centro del campo, dove si scambiano qualche battuta, alcuni accennano il sorriso, poi si stringono tutti in un grande abbraccio. Il mister rammenta ad ogni componente del gruppo le tante ore trascorse insieme durante gli allenamenti quando faceva buio presto e serviva il Kway rosso della Lodigiani per ripararsi dalla pioggia e dal freddo. Le tante ore passate con gli altri compagni non convocati. E quando dopo una partita, con mister Franco dandosi tutti la mano, vincitori e vinti, iniziarono a correre fino a scivolare sull’erba felici perché essenziale non è vincere, ma partecipare. Ora, che importanza ha quella sconfitta di fronte a tutto ciò? Che conta dinanzi all’amore infinito e inestimabile che un istruttore dal volto pulito e dall’animo limpido dona equamente ad ognuno di loro e che ora diventa l'elemento fondamentale per rasserenarli, che conta la sconfitta se si assiste al vederli risollevarsi dalla loro delusione acerba, al suono delle parole semplici ma intrise di saldezza e convinzione del loro mister che dice loro: “non vi disperate perché la partita l’avete giocata benissimo e soprattutto avete dato tutto quello che potevate alla vostra squadra, adesso andate dai genitori che vi aspettano per battervi le mani”. Parole cadenzate da batti-cinque e dalla soddisfazione ritrovata.
Ora sulla pedana della premiazione ci sono 12 atleti con una medaglietta al collo che sancisce il secondo posto, stanno alzando una coppa, ridono di cuore e sono felici. Sono i ragazzi di mister Luca

venerdì 16 maggio 2014

Il calcio è Bellezza

Poi ti accorgi che sul campo lungo il vialetto sono sbocciati tanti fiori e proprio dietro la porta sono nati due papaveri.
E oggi, 16 maggio, ringrazio Dio per avermi donato, attraverso un campo di calcio trasformato in un prato, la Sua bellezza.



giovedì 15 maggio 2014

Viviamo i mondiali come i bambini

Lo scorso fine settimana alla Borghesiana di Roma, mitico luogo di calcio, che ospita da anni la Lodigiani ed i circa 500 ragazzi tra Scuola Calcio e Settore Agonistico che ne fanno parte, si è svolto un torneo a cui hanno partecipato bambini di 12 anni, dove le emozioni che evoca il calcio si sono amplificate all'ennesima potenza.
Grazie al Wolkswagen Junior Word Masters sui rettangoli verdi di questo luogo a me caro, la palla ha piroettato tra i piedi di bambini provenienti da tutto il mondo!!!!! Un mondiale in miniatura che ci ha divertiti ma soprattutto ha fatto riflettere molti che, come me, iniziano a perdere entusiasmo per l'attesa dei mondiali che disputerà la nostra nazionale.
 
Il calcio degli adulti sta diventando troppo complesso, fatto di idoli troppo costruiti e di dinamiche che strappano dal cuore di un tifoso la semplicità di sognare una vittoria semplicemente per esultare. 
Trovarsi in mezzo a queste "nazionali" i cui componenti sono ragazzi di 12 anni che rappresentano degli idoli solo per chi li ama, che hanno memoria breve del risultato favorevole o sfavorevole delle loro partite, piuttosto si esaltano a scambiarsi la maglia, a battere il cinque tra loro, a tentare di comunicare pur non parlando la stessa lingua, ha mostrato a tutti noi quanto i germogli del mondo sportivo che verrà abbiano bisogno di un ambiente che salvaguardi il loro modo pulito di vivere il calcio, perché è la loro purezza che può disintossicare questo sport fantastico ed aprire l'opportunità ad un calcio più limpido e sereno.
A noi adulti potrebbe bastarci poco per trovare una solida motivazione per attivarci in modo fermo e deciso a tale scopo: credo che basti guardare i volti dei ragazzi qualche secondo in più. 
Vederli con quale purezza si scambiano il cinque prima di una partita...

 
Come si consolano tra di loro dopo una sconfitta.....


Come sono capaci di ballare e scherzare mentre raggiungono gli spogliatoi....

 
Stessi gesti, stesso approccio allo sport di quello che vediamo ogni giorno in campo con i bambini con cui lavoriamo o co i nostri figli... dettaglio questo che ci mostra come l'approccio spontaneo e disinteressato dei giovani sia universale!!!!
Per la squadra di piccoli uomini del nostro pianeta, il modo di vivere il calcio è lo stesso!!!
 
Riguardo a me, l'esperienza di questo torneo è stata speciale. Prima di tutto perchè ho visto giocare con la maglia dell'Italia un gruppo di ragazzi che ho visto crescere, che vedo allenarsi ogni settimana e che in questa circostanza, sono stati grandi, perché sono andati in campo solo con lo scopo di indossare a testa alta quella maglia, la maglia con scritto ITALIA.
Eccoli qua nella loro purezza.... Mentre si mangiano un bel gelato a fine partita!


Grazie ragazzi da parte mia per i vostri sorrisi mentre veniva scattata questa foto e per aver vinto la partita Italia-Brasile, che mi ha riportato indietro nei ricordi ad uno dei miei mondiali di bambina, dove la stessa vittoria mi portò a girare per ore in macchina con i miei cugini a festeggiare una magica finale che si avvicinava..... Era il 1982.... Il resto è solo fantastica storia!!!

Ma un grande grazie lo devo a mio figlio Alessio, che nel 2006 mi ha permesso di vivere questo stesso torneo volando in Germania, dove lui lo disputò proprio nell'anno dei Mondiali.
 
Ricordo i suoi sorrisi, il suo stupore nell'indossare la maglia azzurra, l'allegria e l'entusiasmo della squadra di cui faceva parte.

Ricordo le mamme della nazionale spagnola, quando dietro la porta, dove mio figlio si apprestava a parare i rigori al termine della partita Italia-Olanda, vennero vicino a noi chiedendoci "como se llama a portero de fútbol?" E poi cominciarono a gridare "Alessio! Alessio!"
 
E ricordo il tifo di noi genitori nel divertirci come bambini a strillare "forza Italiaaaaaaaaaa!"....
Come bambini.... Forse dovremmo ispirarci proprio a loro, ai bambini, per tornare a vivere i mondiali divertendoci...



venerdì 9 maggio 2014

L'amore di mamma e papà è sempre in campo con te


Articolo pubblicato da http://youcoach.it, la guida per gli allenatori di calcio


La famiglia è un microcosmo fatto di pianeti con le loro orbite, girotondi che si incastrano tra di loro. Un microcosmo che nasce dalla forza dell'amore, dal girarsi attorno in sintonia di due esseri umani che si sono trovati in un contesto immenso di stimoli. La nascita dei figli non fa che alimentare questo gioco di relazioni e incastri di orbite.



Quando i bimbi sono piccoli è fondamentale un rodaggio di sintonie ed emozioni in questo fantastico microcosmo di nome "famiglia". Ai figli tutto ciò serve per imparare ad aggirarsi nel cielo della vita. Intorno ai sei anni oltre alla scuola, giunge una grande opportunità volta a mettere alla prova ciò che si è acquisito all'interno dello spazio familiare: lo sport.

Il bambino che varca da solo la soglia di un campo di calcio, nel fare questo, ha la preziosa opportunità di staccarsi dal suo microcosmo e iniziare a sperimentare se stesso. Il calcio, in questo senso, è l'affacciarsi al mondo, è l'occasione di sperimentare cosa si prova a camminare o correre scegliendo da solo la direzione da seguire.

Per un bambino è l'opportunità di comprendere chi lui sia, specchiandosi con dei coetanei e appoggiandosi ad un adulto di riferimento, l'istruttore, che non è nè il proprio papà, nè la propria mamma ma che per lui rappresenta, in questa nuova esperienza, una base sicura.


In tal senso il calcio, entra a far parte della famiglia, acquisisce il ruolo di un "ponte" tra il proprio universo intra familiare e quello che rappresenterà l'universo personale del bambino. Se il genitore riesce a comprendere questo, se riesce a vedere lo sport come un supporto alla crescita e all'acquisizione dell'individualità del proprio figlio, dalla tribuna può assistere allo spettacolo di una parte di loro stessi che cresce e si trasforma. Una parte nata dal loro amore, ma a se stante. Questo è il punto focale.

Per il rispetto dei bisogni del bambino, lo sport andrebbe vissuto così. Quindi non come un trampolino di lancio per smanie di successo, ma come un elemento vitale che entra a girare nelle orbite del bimbo e dei suoi genitori, sorprendendo entrambi di emozioni improvvise come stelle cadenti nel cielo estivo e come comete nel cielo d'inverno. Proprio così, perché dello stesso stupore sono fatte le emozioni che suscitano in un genitore le piccole e le grandi conquiste di un bambino che fa sport. Bisogna solo scegliere questa prospettiva e non quella più superficiale che consuma energie nell'attesa di un gol o di un assist fantastico o di altre fatue emozioni che sfumano in poche ore....
Seguirli in campo con l'emozione negli occhi, diventa per i piccoli calciatori un messaggio sottile con cui i genitori hanno la possibilità di dire loro "divertiti amore mio... Mamma e papà ti amano per la gioia che sei!".



domenica 4 maggio 2014

La semplicità del vero calcio

Sono tornata da poche ore da un torneo che organizza ogni anno a Castel di Sangro l'ASD NON SOLO CALCIO.
Ho vissuto tante emozioni grazie ai 2002 della Lodigiani che allena mio marito Roberto... vederli svegliarsi la mattina, prepararsi i borsoni, osservarli intenti ad asciugare gli scarpini zuppi per la pioggia, 


i loro volti puliti la sera in pigiama e la loro composta ostinazione da piccoli uomini in campo.... Ma l'emozione più grande l'ho vissuta quando, ieri mattina seguendoli in silenzio e un po' distante, mentre  si dirigevano a piedi verso il campo, li ho visti UN GRUPPO. Alcuni si tenevano la mano sulla spalla con naturalezza, un gesto che ha un significato prezioso! In quel momento ho fatto la prima di queste due foto che ho postato, scattata per ricordare quella sensazione per sempre. Quante cose ci insegnano i ragazzi che fanno sport a noi adulti... La seconda foto è il mio ringraziamento a ognuno di questi fantastici ragazzi per l'affetto spontaneo e limpido che mi di mostrano ogni volta che ho la fortuna di stare insieme a loro. Grazie ragazzi siete e sarete sempre nel mio cuore.