venerdì 13 novembre 2015

Osservare il portiere per imparare a non demordere mai

Grazie a "Portieri -Nati per volare" per aver diffuso questo testo che ho scritto tempo fa e che dedico a mio figlio Alessio, portiere e attualmente preparatore dei portieri.



"Se ci si pone un attimo ad osservare il gioco del calcio estrapolandosi da esso, come è possibile da chi non lo pratica ma da chi, come me, da esso si fa rapire, è possibile rendersi conto che il mondo interiore del portiere è completamente differente da quello degli altri giocatori. In esso viene esaltata la tenacia di non demordere, la capacità di consolarsi immediatamente da un evento negativo, perché è abituato a reagire ai goal subiti, ma anche a non esaltarsi troppo se compie una bella parata per mantenere intatta la sua concentrazione. 
Questo perché il suo temperamento fatto di vigore, resistenza, solidità emotiva, si forgia nel tempo, si raffina attraverso le esperienze spigolose al quale è sottoposto continuamente. E’ il risultato di una serie sconfinata di prove negative che è stato costretto a superare se, come portiere, voleva sopravvivere. Proprio come avviene nella sopravvivenza delle razze pregiate in natura, che divengono appunto pregiate perché rare, tali da essere il risultato di una selezione naturale provocata dalla esclusione di quegli elementi che non sono riusciti a sottrarsi alle avversità che le hanno investite. Quali sono suddette traversie nel caso dei portieri? Infinite. Iniziano da quando, da bambini, 
scendono in campo con i guantoni così sproporzionati alle loro dimensioni, e tentano goffi ed impacciati con quei pantaloni imbottiti, di bloccare la palla che continua a volteggiare 
dietro di loro. Quando si devono abituare a sopportare le grida esultanti dei genitori dei bambini avversari, nel momento in cui loro sono disperati e vorrebbero piangere perché quel goal subito li fa sentire distrutti. O quando un po’ più grandi, si sentono dire dai compagni che hanno perso la partita, per un goal stupido che ha preso il portiere, o che gli sbagli del portiere sono papere e quelli di loro giocatori sono lisci. Per non parlare dei portieri che si apprestano a praticare l’agonismo, ce la mettono tutta per acquisire la fiducia dei compagni, del mister, e sanno che poi basta un episodio negativo per vedersi smontare tutta la stima faticosamente costruita. 
Capri espiatori per eccellenza, depositari della rabbia dei tifosi e dei giocatori in ogni caso, in ogni circostanza, perché perdere fa male a tutti e bisogna prendersela con qualcuno, trovare un motivo che spesso nasconde a se stessi la consapevolezza delle vere ragioni di un risultato deprimente. E’ più facile negare che il proprio figlio o la propria squadra abbia compiuto una prestazione mediocre, e prendersela con il portiere perché ha parato male. 
In realtà bisognerebbe invece rendersi conto nel giudicare il gioco compiuto in campo (ma è proprio necessario dover per forza giudicare?), che spesso si perde non perché il portiere non è riuscito a parare, ma semplicemente perché gli altri giocatori non sono riusciti a mettere la palla in porta. E’ come vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ogni evento può essere letto attraverso una duplice angolatura, è evidente che nel calcio questa va quasi sempre a discapito di chi sta in porta. 
Probabilmente tale atteggiamento generale e diffuso di chi si appresta a giudicare, ha origini lontane nel tempo, legate al fatto che il portiere è predisposto a divenire appunto il capro espiatorio. E questo condiziona in modo incisivo, la scelta dei giovani aspiranti calciatori che sempre meno scelgono di “giocare tra i due pali”, preferendo di “giocare sotto”, dove si può scegliere ogni volta se farsi coinvolgere o no dall'azione lasciando gestire la porta da chi , avendo coraggio da vendere ,si mette in gioco in ogni caso , improvvisando ,valutando istintivamente direzioni di palla e sveltezza di movimenti ,tutto in un contesto personale interiore in cui la concentrazione resiste a grida degli avversari , critiche dei disturbatori dalla tribuna e rimbecchi dai compagni che non essendo stati mai in porta non possono capirlo. 
Se quindi dal bordo del campo c’è la possibilità di trovare l’entusiasmo, nonostante da adulti si è persa un po’ l’abitudine a galvanizzarsi per piccoli e grandi obiettivi, osservando i portieri l’entusiasmo si fa più consistente perché suggerisce una grande forza d’animo, ed ispira a non arrendersi mai. 
Porsi dei sogni significa affrontare i propri limiti e ritenersi in grado di poter combattere a favore di ciò che si desidera, ecco perché il portiere dai limiti dell’area di gioco, sia sotto forma di allievo che di istruttore, mi ha ispirato queste emozioni, perché è lui che serba dentro di sé la consapevolezza che ogni sogno infranto può essere riscattato, perché vive questa emozione ogni volta che si rialza da terra dopo che la palla ha varcato quella porta che inutilmente ha tentato di difendere, ed ogni volta, in ogni caso, ha sempre il coraggio di rialzare la testa e porsi come un leone in procinto di attaccare, tra i due pali a sbandierare la sua fierezza e la sua belligerante dignità."

Autrice del testo: Isabella Gasperini 

venerdì 18 settembre 2015

Il calcio è magia

Cosa dire dei palloni su cui si riflette la luce arancione del tramonto? Sembrano trasformarsi in pianeti che partiranno per orbide strabilianti quando domani, i bambini con gli scarpini nuovi ai piedi, li scoveranno dietro la rete di una porta della Scuola Calcio Giardinetti.....


Portieri si nasce

Scuola Calcio Giardinetti, anno 2009-2010. 
Osservate la foto.... Portieri si nasce 💙


"Papà mi fai i tiri con la palla sul letto e io mi tuffo a prenderla?" Ecco il gioco di mio figlio a 4 anni.... Non si rendeva neanche conto che questo gioco si poteva realizzare in un campo di calcio nell'ambito di un ruolo sportivo.... Il bambino è fatto di istinto e chi indossa i guanti ha un vissuto del calcio in cui la palla si blocca e si domina, fermando la sua intenzione di varcare la porta. Quella porta che per il calciatore è una meta.... Per il portiere è il suo spazio da proteggere da quella palla che i suoi ganti bloccheranno.....
Ammirevoli i bambini che vogliono fare il portiere. Temerari a calarsi in un ruolo che è una sfida con il proprio coraggio. Fantastici!

domenica 13 settembre 2015

Grazie Simone Tofa

"Questa frase sarà la colonna sonora della Scuola Calcio Elite ASD Unipomezia Virtus 1938. Grazie Isabella! Simone Tofa".



Grazie a te Simone Tofa! 
Sei un grande professionista e come tu sai non finirò mai di esortarti a divulgare il tuo metodo di lavoro, studiato e pianificato per far crescere i piccoli atleti divertendosi.... Come dici sempre tu.


sabato 9 maggio 2015

Vincere la partita PERSA

Si, il calcio è una metafora della vita e dona ai bambini, ignari di ciò, tanti grandi insegnamenti.
Quante volte durante una partita i piccoli calciatori si scoraggiano perché stanno perdendo e convinti che la situazione sia irreversibile gettano la spugna e iniziano a subire un gol dopo l'altro? Non è raro che ciò poi si riproponga nella loro vita, per esempio a scuola, dove questi bambini di fronte a un'insufficienza sono soliti scoraggiarsi. In tal modo c'è il rischio che con il tempo in loro si stabiliscano stili comportamentali volti a sfavorire una reazione costruttiva agli eventi negativi dell'esistenza.... 
In questi casi evocare esempi di situazioni che si risolvono in modo imprevedibile nella vita e metaforicamente anche nel rettangolo verde, puo essere per i bambini (e non solo) uno spunto di riflessione volto a stimolare l'attitudine a non smettere mai di sperare e in questo modo favorire una "vittoria" della propria positività sugli eventi più ostici.
Torniamo al calcio e agli esempi che ci da riguardo a ciò. Chi non ricorda la finale di Champions del 2005 quando il Liverpool sotto di tre gol all'intervallo tra il primo e secondo tempo, riuscì in 6 minuti a fare tre gol al Milan, andare ai rigori ed alzare la coppa?  Raccontare ai bambini questi eventi può insegnare loro a giocare le partite dando il massimo sempre e fino alla fine, sia che si tratti di una partita in un campo di calcio, sia che si tratti di una sfida nella loro vita scolastica, familiare o nei rapporti con i loro coetanei... 
Ed a proposito di questi eventi rocamboleschi del calcio... Vi ricordate qualche giorno fa la foto che ho pubblicato dei bimbetti 2006 della Lodigiani che avevano perso ai rigori la finale del torneo di Castel di Sangro?



Pensate amici, gli organizzatori del torneo, tra cui un grande uomo di calcio: Roberto Vichi, peraltro ammirevoli per questa cosa, avendo avuto dei dubbi sul rispetto del regolamento da parte di una squadra che aveva partecipato alla finale, hanno fatto ripetere la finale stessa ai bambini classificatisi secondi e terzi al torneo in questione. E ai bambini della Lodigiani gli eventi hanno aperto una inaspettata possibilità di rimettersi in gioco. Nel calcio come nella vita le situazioni possono sorprenderci con dei colpi di scena che cambiano le situazioni che più ci hanno potuto colpire quando meno ce lo aspettiamo.... La partita è avvenuta ieri ed è finita di nuovo ai rigori!!!!! 
Ma questa volta  i bambini della foto hanno vinto, perché il portierino di rigori ne ha parati 4 e tutto il gruppo ha affrontato questo momento di batticuore con più sicurezza. 



Nulla non serve a nulla. Quel secondo posto è servito da esperienza ai bambini per affrontare una situazione "frustrante" con più serenità e per insegnare loro che nella vita non bisogna mai smettere di sperare e se qualcosa ci è tolta può capitare che poi ci viene data l'occasione per riconquistarla.


"Per quanto possa essere terribile, quel dolore ci renderà più forti. Se ti permetti di provarlo, di accoglierlo, ti renderà più potente di quanto non immagini. È il dono più grande che abbiamo. Sopportare il dolore senza spezzarci. E nasce dal più umano dei poteri: la speranza.” 
Dal film X-Men Giorni di un futuro passato

domenica 3 maggio 2015

Perdere ai rigori a 8 anni

Eccoli qua, i cuccioli 2006 della Lodigiani Calcio, con la loro coppa, dopo essersi aggiudicati il secondo posto al torneo di Castel di Sangro.... Ma la vera vittoria, per loro, è quella di essere stati per la prima volta tre giorni lontano dai loro genitori ed essersi comportati come dei veri ometti. La loro vera vittoria è impressa in questa foto che li ritrae tutti insieme, vicini vicini in ogni caso, anche dopo aver perso ai rigori la prima finale della loro vita.


Si è vero, non in tutti i bimbi ritratti nella foto compare il sorriso sul loro visetto, ma sono tutti uniti e chi sorride esprime un pezzetto di emozione che è nel cuore anche degli altri. Anche per loro accade ciò che contraddistingue una squadra: il gruppo acquisisce una sola anima e ogni componente ne esprime un aspetto. Dopo una sconfitta dura da digerire ad 8 anni avvenuta all'interno di un'esperienza come un torneo in trasferta "dura da contenere" per quanto sia emozionante, nell'animo di un gruppo di bambini gioia e delusione si altalenano quasi a stordire.... E loro eccoli là, che si toccano l'un l'altro e si passano sorrisi e tristezza.... 
Ma sono certa che in questo momento in cui scrivo (è mezzanotte passata..) stanno tutti quanti dormendo e prima di addormentarsi hanno ripensato ai tre giorni trascorsi insieme provando tanta nostalgia degli amici con cui stavano in camera e della saletta dove mangiavano senza mamma e papà e quindi dove si sentivano più grandicelli, tanta nostalgia della voce del mister e del dirigente che a volte aveva il tono autorevole per contenere la loro vivacità in albergo e la loro emozione in campo e a volte sembrava l'eco della voce amorevole del proprio papà.
Nostalgia del borsone da prepararsi da soli, dei genitori che gridavano Forza Lodi nello stadio di Castel di Sangro... Emozioni così belle da rendere quei rigori birboni un dettaglio su cui non vale più la pena soffermarsi, perché il risultato di una partita è un attimo sfuggente rispetto ai tanti momenti emozionanti del torneo che, confusi con i sogni, in questo momento si stanno imprimendo nel loro limpido cuore dal quale non se ne andranno mai più. 

domenica 26 aprile 2015

Credi nella forza dei tuoi sogni

"Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo" The Butterfly Effect, 2004



Parlo spesso a genitori e bimbi che praticano il calcio della forza d'animo e del suo immenso potere.  Spesso mi guardano sorridendomi ma io sento che in loro non c'è la convinzione di aderire a questa grande forza di cui disponiamo, forse perché non l'hanno mai identificata tra le emozioni che il loro cuore sperimenta ogni giorno. 
Resilienza, ecco il termine scientifico attribuito alla capacità di un essere umano di resistere a qualsiasi difficoltà e di trasformare i limiti e i dolori in una grande fonte di riscatto che rivitalizza, nobilita l'anima e rende invincibili! Si proprio così, proprio come non è vinta una palma sottoposta alla forza devastatrice di una bufera e che si piega ma non si spezza avvalendosi delle sue radici solide a cui si aggrappa durante le avversità. E quando torna il sole risulta essere più forte e il suo aspetto che pende la rende ancora più bella!
Così come in natura ci sono degli esempi di grande forza che la palma rappresenta, anche tra noi esseri umani ci sono storie fatte di conquiste tali da rappresentare degli esempi da seguire perché possono suggerirci strategie e darci il coraggio per credere fermamente nei nostri obbiettivi. 
Sono grata a Martina, che una sera mi è comparsa in tv inaspettatamente ad Italia's Got Talent, lei, figlia di una mia carissima amica di nome Fiorella che non vedo da tanto tempo.... Non l'ho riconosciuta subito, l'avevo vista da bambina, ma da subito lei mi ha colpita, perché con naturalezza ogni sua parola, e poi ogni suo gesto, mi sono apparsi come la materializzazione di quella grande e potente forza che viene definita Resilienza e che a lei permette di ballare ascoltando il battito del suo cuore. Ciò che ne risulta è una danza fatta di sensazioni che si muovono e parole non pronunciate che ti entrano nelle orecchie e giungono proprio dentro di te. Da animo a animo. Dopo averla vista ballare anche tu che la osservi ti senti più carico di entusiasmo.... Questo è il potere di cui parlo ai bambini e ai genitori, che esorto gli istruttori a stimolare nei bambini. Martina con un suo battito d'ali è capace di generare un tornado di emozioni positive che giunge fino a noi, ovunque ci troviamo, anche davanti alla tv. 
Come di lei racconta l'intervista rilasciata da BaraondaNews:  "ha iniziato a danzare a 4 anni quando un medico consigliò ai suoi genitori la danza per affrontare e, a quanto pare, vincere i suoi problemi all'apparato uditivo. Vibrazioni, rumori, leggere sfumature a cui gli altri non badano, sono queste a scandire i movimenti di Martina". Oggi Martina è una bravissima insegnante che educa i suoi allievi ad una disciplina e a credere in loro stessi... come dice nell'intervista, il consiglio che suggerisce a coloro che devono affrontare delle sfide è di "credere in tutto ciò che si fa, non a caso il mio motto è sempre stato: credi nella forza dei tuoi sogni e loro diventeranno realtà".

venerdì 6 marzo 2015

Papà sono basso e ho paura di non giocare!

Sempre più spesso i genitori dei ragazzi che frequentano le scuole calcio con cui collaboro, mi chiedono un parere su come sostenere i loro figli demotivati e innervositi dall'ansia di essere più  bassi rispetto ad altri ragazzi della loro squadra. Ciò procura a molti un problema tale da inficiare la fragile autostima che si stanno costruendo. Non serve spiegare loro che il ritmo con cui si cresce non è per tutti uguale, c'è chi cresce prima e chi cresce dopo, non serve solo nominare loro Messi o Insigne e quanto sono alti.... I ragazzi si confrontano con un dato di realtà inequivocabile: chi è più alto sembra favorito ad essere scelto per giocare. Per aiutarli a stare sereni serve un valido supporto da parte nostra che li rassicuri e li faccia credere in loro stessi al di là di tutto. 
Proprio per suggerire come fare ad assumere questo atteggiamento in tale circostanza ho scritto questo articolo su ALLFOOTBALL .

Insegniamo ai nostri figli a chiedere scusa al mister

Troppo spesso di fronte a un litigio tra nostro figlio e un altro bambino la reazione che si assume è quella di stizzirsi nei confronti del piccolo "avversario" di tale disputa o di prendersela con la disattenzione del mister che non ha saputo prevenire l'evento. A volte la reazione di alcuni genitori è anche quella di criticare l'istruttore che decide di rimproverare il bambino o che tenta di correggere la naturale irruenza del piccolo atleta utilizzando una "punizione" che lo faccia riflettere sull'accaduto per far si che non si ripeta. Così di fronte ad una breve pausa di riflessione in panchina del proprio figlio decisa dal mister, alla voce grossa e autorevole di un suo rimprovero o alla mancata convocazione che viene sancita nei casi più gravi il genitore, anziché colludere con l'iniziativa educativa di colui a cui il figlio è stato affidato in campo, reagisce con spiacevole sorpresa o addirittura con una lamentela. In tal caso chi subisce questa reazione non è altro che il proprio figlio che vede svilire la figura dell'istruttore dal disappunto di mamma e papà.
Per fortuna non è sempre così. Quando nostro figlio torna dal campo e ci racconta di aver litigato con un compagno ed essere stato rimproverato dal mister, è bene indurlo a comprendere che un errore può essere perdonato se serve per riflettere. Così hanno fatto i genitori di Alessio Mattei anno 2006, della Scuola Calcio Lodigiani, che ha scritto questa lettera ai suoi mister. È ovvio che dietro a un gesto così c'è l'impronta di due genitori che sanno dare il giusto valore agli eventi che accadono in campo e che riconoscono nella figura dell'istruttore un valido supporto al loro nobile compito di educare un bambino che sta crescendo.


giovedì 5 febbraio 2015

Imparate a incoraggiare



L’esperienza sul campo, in giovane età, è fondamentale per lo sviluppo di carattere e autostima. Ricordatevi sempre che prima allenate il bambino e poi il calciatore.

Ecco il link dell'articolo:
http://www.allfootball.it/blog/la-palla-non-mente/3-2-2015/imparate-a-incoraggiare

Seguimi su Allfootball


Amici che mi seguite numerosi è con molto entusiasmo che vi presento il mio nuovo Blog: "Il calcio non mente". Lo troverete su Allfootball.
Questo Blog è la nuova maglia con cui scenderó in campo in un lavoro di squadra capitanato dal mio caro amico e maestro Michele di Cesare. 
Il mio contributo nel gruppo avrà lo scopo di fornire spunti di riflessione utili ai genitori e agli istruttori per conoscere i bisogni dei bambini di cui si prendono cura in particolare per ciò che riguarda la loro esperienza sportiva nella scuola calcio. Spunti di riflessione che possano servire all'adulto per avere un ruolo positivo e trainante nel processo che spinge il bambino a smussare la sua acerba personalità attraverso le varie esperienze sportive. I miei post saranno rivolti in tal senso a perseguire un filo conduttore rivolto a sensibilizzare e stimolare l'adulto a stimolare il bambino ad acquisire ciò che rappresenta, a mio parere, l'elemento fondamentale per avere uno spirito tenace e positivo: LA FORZA D'ANIMO (resilienza)....
La RESILIENZA è la capacità di resistere ad ogni difficoltà, piegandosi al loro passaggio senza mai rompersi, come le elastiche palme di fronte ad un uragano... Questa elasticità è una qualità che noi adulti possiamo incentivarefavorire nel bambino. Cosa aspettiamo a farlo?

Questo è il link del mio blog sul sito: www.allfootball.it/blog/La-palla-non-Mente

Viaggio nel mondo dei piccoli calciatori



La crescita di un bambino è il frutto di un gioco di squadra tra gli adulti di riferimento. Tracciamo assieme una strada per aiutare i nostri figli ad acquisire la capacità di affrontare la realtà che li circonda.

Puoi leggere l'articolo cliccando sul seguente link:

http://www.allfootball.it/blog/la-palla-non-mente/4-1-2015/viaggio-nel-mondo-dei-piccoli-calciatori

giovedì 15 gennaio 2015

Se non studia niente calcio?


"Vai male a scuola? Non ti mando più a giocare a pallone!"
Spesso mamma e papà ricorrono a questa strategia pensando che sia quella più incisiva per stimolare il proprio figlio ad impegnarsi di più nella scuola. Ma poi capita che mi chiedano, sia loro che i mister, se sia giusto e tantomeno efficace "colpire" il bambino utilizzando questa modalità.
La punizione, se attuata nel modo adeguato e nel rispetto del bambino e della sua dignità, ha un valore educativo immenso. Tuttavia punire facendo saltare gli allenamenti e le partite, secondo ciò che valuto dalla mia esperienza in campo, risulta una pratica che preclude delle "controindicazioni" da tenere in considerazione. Limitando l'attività sportiva con una pausa forzata non si fa altro che favorire l'accumularsi di tensione nel piccolo atleta, una tensione che la pratica del calcio mitiga in modo funzionale. Il bambino, così come il preadolescente, è fatto di impulso, vulnerabile alla mancanza di controllo, le sue emozioni sono come la lava che preme per eruttare... Sono lì, sotto pelle, a volte dormienti, a volte improvvisamente si scatenano uscendo fuori senza badare alle conseguenze. L'attività sportiva serve anche per canalizzare questa valanga di energia evitando ad essa di sfociare in modi inadeguati.
La punizione frena. La punizione serve quindi per arginare il fiume in piena. Pensate quanto sia importante insegnare ai bambini che ci sono dei limiti! Come sia importante far comprendere loro che in alcune circostanze eseguire un compito all'interno di una serie di regole prestabilite consente alla propria vivacità di non mitigarsi e perdersi in un eruzione senza senso. Studiare rappresenta in questo senso la possibilità di canalizzare in un'attività proficua una bella parte dell'energia vitale di cui il bambino dispone. Quindi è giusto "punire" il bambino che tale potenzialità disperde in modo non proficuo.
Ma punire e bloccare lo sfogo di tale pulsionalità attraverso un'attività che serve anche per scaricare tensione e canalizzarla in ogni caso in modo corretto, potrebbe provocare nel giovane atleta delle reazioni ulteriormente difficili da gestire. Tra queste è possibile un aumento della sua vivacità oppure un disinteresse maggiore per la scuola perché, per reazione, la pulsionalità repressa può sfociare in oppositività verso i genitori, anche attraverso l'atto di studiare ancora meno... Sono tutti esempi ipotizzabili. Ogni caso poi fa storia a sé. Per questo punire il bambino non facendolo giocare a calcio è una soluzione che io personalmente scoraggio ai genitori. Piuttosto propongo un'altra strategia, soprattutto per i più grandicelli: farli allenare ma chiedere al mister di non convocarli in partita con l'obbligo di andare a vedere la gara disputata dalla loro squadra. In questo modo, non spegniamo  l'interruttore che permette loro di sfogarsi, di correre, di perseguire un impegno come l'allenamento. E la punizione diventa la partita.
In ogni caso, al di là di tutto la cosa importante è che dopo un po' con i propri figli si "faccia pace". Ai bambini fa male sentire che l'arrabbiatura dei genitori duri troppo. Bisogna essere fermi nel "punire" poi essere "fermi" nel perdonare. Questo perché ciò che fa bene al bambino è sentirsi dire: " hai sbagliato e mi hai fatto arrabbiare per quello che hai fatto, ma questo non significa che ti detesto. Punisco ciò che hai fatto di sbagliato, non ciò che sei".
Concludo citando l'esperienza di un mio caro amico, Francesco Leone, allenatore giovanissimi B 2001 dell'Aullese Calcio di Aulla (Massa Carrara), che secondo me evidenzia in modo incisivo quanto sia fondamentale, nell'esortare un figlio allo studio, la sensibilità dei genitori: "io non sono genitore ma sono figlio e mi ricordo bene che con me, per farmi studiare, bastava la minaccia dei miei genitori di non mandarmi al campo. Mi minacciavano di togliermi la cosa che amavo di più. Giusto o sbagliato non saprei, quello che so è che se mi avessero tolto il calcio mi sarei fatto bocciare per dispetto. Alle superiori i professori non volevano farmi uscire prima per partecipare alle partite così gli dissi che avrei smesso di andare a scuola e i miei genitori convinsero i professori a lasciarmi uscire. Non per accontentare me, sia chiaro, ma perché sapevano che non potevano farci niente. Amavo giocare e non mi piaceva studiare... tutto li. Ad oggi lavoro e non sono mai stato disoccupato, studio libri di calcio perché mi piace, alleno e come tutti gli istruttori sono consapevole che lo studio deve venire prima di tutto. Però penso anche che se una cosa ti piace farla la fai bene, altrimenti bisogna accontentarsi. Non tutti diventeranno studiosi e laureati ma chiunque si può realizzare se trova la sua vocazione. Ps: solo con la minaccia non mi hanno mai bocciato e mi sono diplomato con 74/100 che mi hanno permesso di partecipare e vincere il concorso che oggi mi da uno stipendio decoroso. Fortunato si, ma ad avere genitori che sapevano come prendermi e cosa pretendere."



venerdì 9 gennaio 2015

Il biancorosso del GSD Giardinetti

Da ieri nel mio petto di psicologa di Scuola Calcio, batte un terzo cuore. Dopo quello che da 12 anni definisce il mio affetto per la Lodigiani Calcio, dopo un secondo cuore che appartiene all'Atletic Soccer Academy da tre anni, ora si è aggiunto un cuore biancorosso. È accaduto nel momento in cui ho varcato per la prima volta l'entrata del campo della Società Giardinetti 1957 di Roma. È bastato un istante: vedere i preparatori dei portierini della Scuola Calcio mischiati ai loro allievi e sentire le loro risate....

 
Poco prima ero entrata in segreteria e al posto della signora Stefania, che si occupa dell'amministrazione, spiccava sulla parete un disegno che la ritraeva...


Quante emozioni può racchiudere un disegno, soprattutto se riguarda una figura femminile, che in un ambiente maschile, non può rappresentare altro che la mamma di tutti i bambini. 
I bambini che poi ho conosciuto in campo, la linfa vitale di una società che accosta alla professionalità un forte profumo di casa e di famiglia. Del resto questo dovrebbe rappresentare la Scuola Calcio per ogni bambino, un nido da cui permettergli di prendere il volo verso la vita, della quale il calcio non è altro che una fantastica metafora. Un nido che in questo caso ha il colore rosso della tenacia e il colore bianco della purezza!!!!


venerdì 2 gennaio 2015

Roberto Baggio per iniziare bene il 2015



Nelle ultime due settimane del 2014 ho imparato tanto! Da un piccolo eroe, da coloro che ho frequentato e da Roberto Baggio. Potrei riassumere i preziosi insegnamenti a cui mi riferisco così: TUTTO dipende da quanto crediamo in noi stessi e nei nostri obbiettivi. FERMAMENTE. Gli ostacoli non devono essere macigni che prendono "il posto d'onore" nella nostra mente. Gli ostacoli sono conetti da saltare, cinesini da dribblare, lungo un percorso rivolto a un obbiettivo che sta lì, solido, imperterrito, in attesa del nostro arrivo. Se il posto d'onore, nella nostra preziosa mente, viene dato ad un obbiettivo, il resto diventa dettaglio e il centro di tutto, quello capace di sostenerci e renderci certi, ostinati e tranquillamente fermi e decisi, diventa la nostra autostima. Avviene tutto INSPIEGABILMENTE, ma succede che facendo così "tutto l'universo cospira verso ciò che vogliamo" proprio come dice Paulo Coelho.
Da questo atteggiamento prende vita inevitabilmente una reazione a catena per cui la nostra salute ne beneficia  e si autoprotegge, il nostro animo si rasserena e i nostri rapporti interpersonali migliorano...
Se noi adulti ci esercitiamo a vivere la nostra vita secondo questo approccio sappiamo poi insegnarlo ai bambini attraverso il nostro esempio. Ciò credo che sia gratificante per tutti noi! Allora dai!!! Facciamo in modo che questo approccio alla vita sia uno degli obbiettivi per il 2015 di noi genitori e noi educatori, istruttori al calcio e alla vita! 
Un saluto sportivo a tutti