venerdì 6 marzo 2015

Insegniamo ai nostri figli a chiedere scusa al mister

Troppo spesso di fronte a un litigio tra nostro figlio e un altro bambino la reazione che si assume è quella di stizzirsi nei confronti del piccolo "avversario" di tale disputa o di prendersela con la disattenzione del mister che non ha saputo prevenire l'evento. A volte la reazione di alcuni genitori è anche quella di criticare l'istruttore che decide di rimproverare il bambino o che tenta di correggere la naturale irruenza del piccolo atleta utilizzando una "punizione" che lo faccia riflettere sull'accaduto per far si che non si ripeta. Così di fronte ad una breve pausa di riflessione in panchina del proprio figlio decisa dal mister, alla voce grossa e autorevole di un suo rimprovero o alla mancata convocazione che viene sancita nei casi più gravi il genitore, anziché colludere con l'iniziativa educativa di colui a cui il figlio è stato affidato in campo, reagisce con spiacevole sorpresa o addirittura con una lamentela. In tal caso chi subisce questa reazione non è altro che il proprio figlio che vede svilire la figura dell'istruttore dal disappunto di mamma e papà.
Per fortuna non è sempre così. Quando nostro figlio torna dal campo e ci racconta di aver litigato con un compagno ed essere stato rimproverato dal mister, è bene indurlo a comprendere che un errore può essere perdonato se serve per riflettere. Così hanno fatto i genitori di Alessio Mattei anno 2006, della Scuola Calcio Lodigiani, che ha scritto questa lettera ai suoi mister. È ovvio che dietro a un gesto così c'è l'impronta di due genitori che sanno dare il giusto valore agli eventi che accadono in campo e che riconoscono nella figura dell'istruttore un valido supporto al loro nobile compito di educare un bambino che sta crescendo.


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