venerdì 13 novembre 2015

Osservare il portiere per imparare a non demordere mai

Grazie a "Portieri -Nati per volare" per aver diffuso questo testo che ho scritto tempo fa e che dedico a mio figlio Alessio, portiere e attualmente preparatore dei portieri.



"Se ci si pone un attimo ad osservare il gioco del calcio estrapolandosi da esso, come è possibile da chi non lo pratica ma da chi, come me, da esso si fa rapire, è possibile rendersi conto che il mondo interiore del portiere è completamente differente da quello degli altri giocatori. In esso viene esaltata la tenacia di non demordere, la capacità di consolarsi immediatamente da un evento negativo, perché è abituato a reagire ai goal subiti, ma anche a non esaltarsi troppo se compie una bella parata per mantenere intatta la sua concentrazione. 
Questo perché il suo temperamento fatto di vigore, resistenza, solidità emotiva, si forgia nel tempo, si raffina attraverso le esperienze spigolose al quale è sottoposto continuamente. E’ il risultato di una serie sconfinata di prove negative che è stato costretto a superare se, come portiere, voleva sopravvivere. Proprio come avviene nella sopravvivenza delle razze pregiate in natura, che divengono appunto pregiate perché rare, tali da essere il risultato di una selezione naturale provocata dalla esclusione di quegli elementi che non sono riusciti a sottrarsi alle avversità che le hanno investite. Quali sono suddette traversie nel caso dei portieri? Infinite. Iniziano da quando, da bambini, 
scendono in campo con i guantoni così sproporzionati alle loro dimensioni, e tentano goffi ed impacciati con quei pantaloni imbottiti, di bloccare la palla che continua a volteggiare 
dietro di loro. Quando si devono abituare a sopportare le grida esultanti dei genitori dei bambini avversari, nel momento in cui loro sono disperati e vorrebbero piangere perché quel goal subito li fa sentire distrutti. O quando un po’ più grandi, si sentono dire dai compagni che hanno perso la partita, per un goal stupido che ha preso il portiere, o che gli sbagli del portiere sono papere e quelli di loro giocatori sono lisci. Per non parlare dei portieri che si apprestano a praticare l’agonismo, ce la mettono tutta per acquisire la fiducia dei compagni, del mister, e sanno che poi basta un episodio negativo per vedersi smontare tutta la stima faticosamente costruita. 
Capri espiatori per eccellenza, depositari della rabbia dei tifosi e dei giocatori in ogni caso, in ogni circostanza, perché perdere fa male a tutti e bisogna prendersela con qualcuno, trovare un motivo che spesso nasconde a se stessi la consapevolezza delle vere ragioni di un risultato deprimente. E’ più facile negare che il proprio figlio o la propria squadra abbia compiuto una prestazione mediocre, e prendersela con il portiere perché ha parato male. 
In realtà bisognerebbe invece rendersi conto nel giudicare il gioco compiuto in campo (ma è proprio necessario dover per forza giudicare?), che spesso si perde non perché il portiere non è riuscito a parare, ma semplicemente perché gli altri giocatori non sono riusciti a mettere la palla in porta. E’ come vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ogni evento può essere letto attraverso una duplice angolatura, è evidente che nel calcio questa va quasi sempre a discapito di chi sta in porta. 
Probabilmente tale atteggiamento generale e diffuso di chi si appresta a giudicare, ha origini lontane nel tempo, legate al fatto che il portiere è predisposto a divenire appunto il capro espiatorio. E questo condiziona in modo incisivo, la scelta dei giovani aspiranti calciatori che sempre meno scelgono di “giocare tra i due pali”, preferendo di “giocare sotto”, dove si può scegliere ogni volta se farsi coinvolgere o no dall'azione lasciando gestire la porta da chi , avendo coraggio da vendere ,si mette in gioco in ogni caso , improvvisando ,valutando istintivamente direzioni di palla e sveltezza di movimenti ,tutto in un contesto personale interiore in cui la concentrazione resiste a grida degli avversari , critiche dei disturbatori dalla tribuna e rimbecchi dai compagni che non essendo stati mai in porta non possono capirlo. 
Se quindi dal bordo del campo c’è la possibilità di trovare l’entusiasmo, nonostante da adulti si è persa un po’ l’abitudine a galvanizzarsi per piccoli e grandi obiettivi, osservando i portieri l’entusiasmo si fa più consistente perché suggerisce una grande forza d’animo, ed ispira a non arrendersi mai. 
Porsi dei sogni significa affrontare i propri limiti e ritenersi in grado di poter combattere a favore di ciò che si desidera, ecco perché il portiere dai limiti dell’area di gioco, sia sotto forma di allievo che di istruttore, mi ha ispirato queste emozioni, perché è lui che serba dentro di sé la consapevolezza che ogni sogno infranto può essere riscattato, perché vive questa emozione ogni volta che si rialza da terra dopo che la palla ha varcato quella porta che inutilmente ha tentato di difendere, ed ogni volta, in ogni caso, ha sempre il coraggio di rialzare la testa e porsi come un leone in procinto di attaccare, tra i due pali a sbandierare la sua fierezza e la sua belligerante dignità."

Autrice del testo: Isabella Gasperini 

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