giovedì 13 ottobre 2016

Bambini che sembrano ingestibili. Come deve comportarsi ilmister?


Ci sono bambini appartenenti alle categorie Piccoli Amici (5 anni) e Primi Calci (6-7 anni) che in un gruppo di piccoli "Soli splendenti" egocentrici e vivaci, convinti che il mondo giri attorno ad ognuno di loro, sembrano seguire un'altra orbita.... 
E mentre tutti calciano nel loro individualismo cadenzato all'unisono, loro tirano lontano il pallone e poi corrono a prenderlo, oppure prendono una manciata di gommini e li lanciano in faccia ad un compagno intento a manovrare con i suoi piedini una palla che volteggia briosa! L'istruttore, immerso in una vivacità dalle mille sfumature spesso dopo un po' non sa più cosa fare perché la sua pazienza e la sua estrema attenzione a gestire tutti i bambini, e in particolare quelli che fanno supporre che ci sia in loro una problematica non rivelata dai genitori, si esaurisce fisiologicamente.

Cosa fare a questo punto? 
In certi casi ribadisco quello che affermo sempre parlando con i mister: dire cosa fare non risolverebbe nulla. Invece è importante comprendere cosa essere. Si, cosa essere, chiedersi quali reazioni stimola quel bambino su di noi, se si tratta di rabbia, tenerezza, nervosismo. Poi chiedersi, perché quel bambino suscita in noi certe reazioni e se assomigliano alle stesse reazioni che abbiamo nei confronti di noi stessi quando sbagliamo qualcosa, quando abbiamo l'impressione di essere inadeguati o di non piacere a qualcuno o quando abbiamo avuto l'impressione da bambini di non essere apprezzati. 
A volte i bambini cosiddetti "ingestibili" sono bambini che AL MOMENTO hanno una difficoltà da risolvere, che può essere di natura cognitiva, emotiva, relazionale, sono bambini che potrebbero subire un conflitto familiare senza riuscire a tollerarlo, sono bambini osteggiati a scuola per la loro vivacità. Sono bambini in qualche modo non accolti, proprio come ognuno di noi spesso non accoglie, senza rendersene conto, i propri difetti, i propri limiti, le delusioni subite, lo smacco di persone affettivamente importanti. Quei bambini sono predisposti a diventare dentro di noi lo specchio di tutto ciò. Lo specchio dei limiti dell'adulto che si relaziona con loro. Anche del mister che li segue in campo, il quale è un essere umano con la sua storia, con le sue ombre e con le sue luci. E siccome gli istruttori della scuola calcio si avvalgono di una luce speciale, quella della passione, ai miei cari istruttori dico di affidarsi a quella luce e abbracciare quel bambino, tenerselo vicino dandogli mano, coinvolgerlo nel distribuire i fratini ai compagni o nel mettere a posto i cinesini a fine allenamento. E quando il bambino in questione improvvisamente tirerà un calcio a un compagno con tutta la rabbia che ha dentro, inginocchiarsi a lui in modo che i suoi occhi siano proprio di fronte a quelli del mister per dirgli "fai attenzione la prossima volta" ma dirglielo con tutto l'amore possibile, lo stesso amore infinito con cui, grazie a quel bambino, il mister potrà abbracciare i nostri difetti, i propri limiti, fino a riprenderseli, dopo averli specchiati sul bambino e a tenerli con sé stretti stretti, perché ogni difetto, ogni piega oscura di noi stessi, è una crepa da cui può entrare la luce. Allora agli occhi dell'istruttore apparirà, come per incanto, il bambino che è stato e lo vedrà correre in ogni piccolo allievo che gli schiamazza attorno vivace nella sua meravigliosa fanciullezza.

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