Racconti dal campo



I bambini 2000 della Lodigiani e la loro avventura
a Roseto degli Abbruzzi  
di Isabella Gasperini
dedicato alla mia Nadia
Primavera 2011. Come ogni volta che si parte per un torneo, al “Centro Sportivo Francesca Gianni”, giovedì mattina, c'era tanto entusiasmo.... i 2000 si sono trovati su un pulmann pieno di energia in cui io, mamma di Luca Babini, Stefania mamma di Luca Buttitta e Alessandra, la mamma dei due splendidi bimbi Rossetti (Emiliano e Emanuele) abbiamo avuto la fortuna di trovarci.
Appena il pulmann è partito per il suo viaggio, il gruppo dei ragazzi 99 che si trovavano sul pulmann insieme ai ragazzi 2000, ha iniziato a cantare inneggiando la Lodigiani... Si erano messi in fondo al pulmann, i 2000 occupavano invece i primi posti, con i loro zainetti pieni di schifezze come caramelle e kinderini e i loro telefonini per scambiarsi canzoni e sentire la musica. Si erano seduti rispettando in qualche modo i legami delle loro amicizie. Il gruppo ormai storico, visto che sono 5 anni che si allenano insieme: Luca Babini, Luca Fiorani, Andrea Galvanio, Gianmarco Zandri, Luca Buttitta, Flavio Antonini, Emanuele Perna, Stefano Zanchè da una parte seduti a coppia e negli altri posti tutto il resto del gruppo, con un magnifico Emiliano Rossetti, che a pochi chilometri dall'uscita da Roma stava già in mezzo al gruppetto degli amici storici....
Tutti i 2000 un pò attoniti di fronte ai 99 carichi di entusiasmo e di spirito di gruppo, capitanati da un Daniele Viola e un Daniele Checola, entrambi con lo stesso nome e tifosi di due squadre antagoniste, Roma e Lazio, ma esplicitamente amici, fianco a fianco sul pulmann  i quali mentre cantavano tenevano le loro braccia sulla spalla dell'altro. Al loro incitare i 2000 a cantare “gli storici” in un attimo si sono confusi nelle loro voci gridando "acqua sale acqua minerale pe batte a Lodigiani ce vò la nazionale…." lasciando sorpresi tutti gli altri 2000 che essendo alla Lodi da pochi mesi sembrava che stessero osservando una realtà sconosciuta. E' bastato condividere un panino all'autogrill e qualche battuta, per tornare sul pulmann cantando tutti insieme. Uniti da due colori, bianco e rosso e da un progetto: pochi giorni da trascorrere insieme e un'avventura da intraprendere....

Nel momento in cui poi si sono trovati in riva al mare tutti in fila con il cartello con scritto Lodigiani da sbandierare a tanti e tanti ragazzi provenienti dalla Lettonia, dal Belgio, dalla Francia, dalla Finlandia, a noi genitori dei 99 e dei 2000, i nostri ragazzi ci hanno emozionato tanto, perchè erano un gruppo, uno solo e ci siamo sentiti fortunati di aver potuto permettere loro di fare questa esperienza.
Quando nell'Arena di Roseto dopo gli altri inni, ha risuonato l'inno d'Italia i ragazzi della Lodi si sono abbracciati con la mano sul cuore e hanno iniziato ad urlare, come a dire al cielo "qui ci siamo noi, da Roma, dalla Lodi e siamo tutti amici, tutti!"
La sera non c'era più distinzione tra storici e bambini nuovi per i 2000 della Lodi, solo giri di stanze e allegria con una mamma speciale, Maria Rita la moglie di mister Lino, che stando nel loro stesso piano, li esortava a dormire... come si fa a casa.
Poi il giorno dopo è iniziata l'esperienza sportiva. E loro, lontano dal loro campo abituale, dai loro punti di riferimento, da mister Luca, da mister Emiliano, da mister Giancarlo, ma contenuti dai mister Carlo e Lino in panchina, non hanno mostrato affatto disorientamento, da subito.
Luca, il mio Luca a questo punto, ha fatto una cosa che ha ripagato me, e anche Roby - che non lo ha visto, perchè era impegnato con i suoi ragazzi, i mitici 99, in un altro campo di Roseto - di tutta la tenacia con cui abbiamo continuato a credere nello sport, nonostante lo sport abbia fatto tanto soffrire, senza volerlo, il nostro Alessio e anche noi. Ci ha ripagato di tutto quello che abbiamo tentato di infondere ai nostri figli, ovvero che lo sport è l'occasione di combattere e dare quello che si può per raggiungere un obbiettivo insieme. Non è uno spazio per mettersi in evidenza o per distinguersi e far vedere che sei bravo....
I mister hanno suddiviso le 2 squadre in campo, e Luca si è trovato diviso dai suoi amici di sempre che stavano tutti insieme nell'altro gruppo. La sua reazione è stata quella di chiamare, prima della partita, i compagni della squadra alla quale era stato assegnato, esortandoli ad abbracciarsi in un circolo di energia, gridando che non dovevano aver paura degli avversari perchè erano bambini come loro, che l'importante era dare il meglio, essere uniti, passarsi la palla e cercare di fare meglio che potevano...
I ragazzini sono entrati determinati e lui... sembrava un furetto che scacciava dalla finestra un insetto entrato imponendosi.... doveva difendere il suo gruppo, la sua Lodi... questa è stata la mia vittoria di mamma. Anni fa avevo un figlio in campo che nel difendere la porta metteva la sua anima, perchè doveva difendere il suo gruppo. Ora ne ho un altro, è passato a lui solo il positivo. Non le nostre angosce e delusioni, ma la fiducia nella possibilità di combattere in un campo e nella vita...

Sono stati grandi, tutti. Da quel momento i 2000 sono stati dei guerrieri, che al fischio dell'arbitro, tornavano bambini, al di là del risultato. Hanno scambiato con i 99 non solo i cori, ma le emozioni,  incitandosi a vicenda, abbracciandosi tornando stanchi in albergo.... i 99... loro hanno contribuito a dare un grande esempio ai 2000, perchè hanno giocato bene impegnandosi, passandosi la palla, mostrando freddezza e carica agonistica nonostante giocassero sotto età. Sono tenaci, battaglieri, ma di fronte alla sconfitta che li ha messi fuori ai rigori nonostante avessero avuto gli elogi dalle altre società, i 99 non si sono abbattuti, hanno riconosciuto il loro valore e gli scherzi che il fato può tirarti per un pallone che va fuori dopo essere stato calciato dal ragazzo tra i più determinati della squadra, tra i più dotati di talento.
I 2000 hanno potuto constatare che se riconosci di aver giocato bene non devi dispiacerti, arrivare in finale non è lo scopo.. e in ogni caso in finale i 99 ci sono arrivati con loro, con i 2000. Mi rimane impressa la temerarietà di Emanuele Rossetti, un bambino timido e delicato e dell’emozione della sua mamma, non perchè Emiliano, il figlio 2001, ha mostrato di essere un piccolo talento coraggioso e impavido, ma perchè Emanuele, il suo 2000, ha tirato fuori la grinta.
Mi rimane impresso Luca Buttitta, lo vedo saltare gli avversari con tutto se stesso pur di portare avanti quella palla. Rivedo Gianmarco Zandri che cerca di fare gol, cerca di fare tutto… anche perchè in tribuna c'è la sua mamma dalla quale assorbe ogni giorno temerarietà e determinazione.

Parlare dei genitori dei 2000 presenti a questo torneo è difficile, perchè credo che un'esperienza così non la faremo mai più. Io, Stefania Buttitta, Alessandra Rossetti, Rossana la moglie di mister Carlo, Maria Rita la moglie di mister Lino, Antonella la mamma di Luca Fiorani, Roberta la mamma di Emanuele Perna, Cinzia la mamma di Flavio Antonini con la trombetta ricaricaribile, Sabrina la mamma di Davide Muru, Daniela la mamma di Andrea Corsetti, la nonna di Gianmarco Zandri e Nadia, la mamma di Gianmarco. Il nostro fiore prezioso. Nadia a Roseto è fiorita come accade ai fiori più belli, ha riso, ha fatto il tifo, ha passeggiato in riva al mare, nella sua meravigliosa femminilità. Solo a lei è concesso il privilegio di rifiorire e tornare ad essere bella. Nadia ci insegna la vita, come sempre e sono felice che alla fine i bimbi abbiano vinto il torneo perchè lei ha potuto esultare per una vittoria, lei che sono anni che vive per vincere...

Ringrazio tutti davvero, i papà che non ho nominato, ma che sono stati stupendi a tifare i loro piccoli uomini con allegria… nessuno di loro si è accanito… Ed i loro figli li hanno premiati regalando loro questa esperienza indimenticabile. Ringrazio Secondo Rossetti che con le sue foto ci permetterà di rivivere questa esperienza ogni volta che avremo bisogno di ricaricarci.
Ringrazio i miei due nipotini: Niccolò Zandri e Andrea Fiorani, congratulandomi ancora con loro per il castello che hanno costruito sulla spiaggia.
Ed infine ringrazio Riki, Lore, Elena e Max, che con la loro presenza a Roseto mi hanno regalato dei momenti bellissimi, permettendo al nostro progetto VINCERELAPAURA di passeggiare lungo i viali di una cittadina di mare così bella, che ha fatto da sfondo ai nostri progetti.


Una coppa alzata al cielo
di Isabella Gasperini

Qualche giorno fa mentre aprivo lo sportello di un armadio nella fretta della quotidianità, mi è caduta addosso una tuta grigia. Lì per lì non l’ho riconosciuta, poi girandola tra le mie mani ho letto la scritta laterale ed ho capito di cosa si trattasse. C’era scritto “Believe your dreams” e era la tuta indossata da mio figlio Alessio durante il torneo internazionale organizzato dalla Danone che si svolse in Francia, a Lione, nel 2005. Quella tuta mi ha rapita… dalle sue pieghe ho avuto l’impressione che si sprigionassero una serie infinita di ricordi, di immagini meravigliose intrise del sole dell’estate e della limpidezza dello sport più bello, quello che è fatto di amicizia, di forza del gruppo e di tanti sorrisi, di tante risate di giovani appassionati di calcio… Mi sono ritrovata seduta su una tribuna a fremere perché mio figlio, arrivato in finale della fase regionale del torneo che si svolse a Velletri, stava per tentare di parare i rigori che avrebbero stabilito chi, tra tanti ragazzi presenti quella mattina, avrebbe avuto la fortuna di andare a Napoli per la fase nazionale. Lui stava in campo, al lato del quale lo osservava in silenzio Roby che con la sua squadra aveva disputato poco prima un’altra partita, e c’era Luca che giocava con gli altri fratellini tutto sporco di polvere ed erba ma tanto felice. Alessio si trovava lì, tra quei due pali, da solo. Tutti i compagni abbracciati tra loro lo guardavano riponendo in lui le loro speranze ma lui non vedeva nessuno soltanto la sfida che gli passava davanti e lo sbeffeggiava … Nel momento in cui il primo calciatore avversario pose la palla sul dischetto, lui iniziò una sorta di balletto come quello degli All Blacks come a dire “sono qui e aspetto che mi tirate il pallone io non ho paura”…
Di rigori ne parò 8 su 11 e dopo due settimane ci ritrovammo tutti a Napoli dove il suo balletto continuò a mostrare il suo effetto: dopo aver parato altri rigori e vinto tutte le partite, i ragazzi della Lodigiani 93 vinsero insieme a lui il titolo nazionale del torneo. L’avvenimento fu poi festeggiato allo Stadio San Paolo insieme ai giocatori della Juventus e a un mitico Diego Armando Maradona presenti tutti quella sera per festeggiare l’addio al calcio di Ciro Ferrara…

Grazie ad Alessio io e Roby avemmo così l’occasione di vivere l’esperienza calcistica che una psicologa dello sport e un allenatore, ma soprattutto due genitori, possano mai sognare di sperimentare. Ci trovammo nello Stadio “Gare de Lyon” ad osservare nostro figlio felice con indosso la maglia della nazionale italiana, a rappresentare la sua nazione in un luogo pieno di colori al suono confuso ma piacevole di tante lingue diverse. Giocò la prima partita con i ragazzi del Messico, poi con l’Olanda, la Svizzera…. Le nazioni a partecipare al torneo erano ben 32, provenienti da tutto il mondo.
Noi genitori dalla rete li incitavamo con allegria, mentre i genitori dei ragazzi svizzeri suonavano le loro campane, i genitori olandesi inneggiavano contenti la loro squadra che perdeva 11 a 0 e le mamme della Spagna gridavano “A-les-sio-A-les-sio” all’ennesima serie di rigori che si trovava a parare… Io con la luce negli occhi lo guardavo e credevo di sognare.
Non immaginavo mai che dopo un anno o poco più mi sarei ritrovata con Roby ad attendere Alessio fuori la sala operatoria asettica di un ospedale di Milano mentre lo operavano per la seconda volta dopo un altro infortunio, quello per cui avrebbe lasciato il calcio, i guanti, gli scarpini, il borsone dentro una camera del cuore chiusa a chiave… In realtà eravamo lì ad attenderlo di fronte all’ennesimo rigore parato, perché Alessio ha affrontato tutto quanto da portiere. Io e Roby, di nuovo mano nella mano vicini vicini e in silenzio senza lamentarci, concentrati solo a non pensare a niente e goderci dentro gli occhi chiusi i ricordi… Quelli non ce li toglierà mai nessuno, quelli sono gioia impressa nel cuore, sono nostri. Anche se tutto sembra scomparire, anche se ti verrebbe da dire “non è giusto” e la tua vita è fatta di buio perché ti rendi conto che a tuo figlio gli manca quella porta, quella palla da fermare con rabbia, nonostante abbia continuato a parare rigori… rigori fantasmi che gli hanno popolato la mente e che hanno tentato di incupire a lungo il suo meraviglioso sorriso. Io ho provato cosa significhi per una mamma desiderare di vedere un figlio a cui è stata tolta la cosa più bella in cui credeva, di vivere di nuovo prima o poi un’emozione grande, la trepidazione di una vittoria da raggiungere, l’adrenalina che precede una partita… Ed in questo ho creduto, per me e per lui.
E il fatto di non esserci abbattuti nonostante tutto e di aspettare che si giungesse alla luce in fondo al tunnel ci ha premiati. Ha premiato Alessio, me, il tenace Luchetto che dal fratello ha assorbito ostinazione e temerarietà e Roby. Un altro campo di calcio, di nuovo il sole, di nuovo Luca che gioca con i fratellini di altri giovani calciatori in un campo… Un Luca cresciuto, ora indossa una tuta, anche lui gioca a calcio, è difensore e per ironia della sorta anche lui si trova a difendere la porta. Io sono in tribuna emozionata… perché sto attendendo che si tirino i rigori della finale della fase regionale del Danone Nations Cup, disputata dai 99 della Lodigiani, i ragazzi di Roby, del mio Roby che è il loro allenatore. Sono arrivati in finale soltanto facendo presa su una determinazione tale da esaltare le loro qualità meglio che si può, con una grande dose di umiltà e soprattutto grazie alla loro amicizia, perché loro sono un vero gruppo. Hanno battuto squadre di livello e ora i loro genitori li stanno osservando in attesa, dalla tribuna. Li osservano in un silenzio intramezzato appena da qualche coro, stanno trepidando insieme a me…. E insieme a Alessio.
Mentre fremo perché i rigori stanno per essere battuti con delicatezza quasi timorosa per non varcare un momento solo suo, per un attimo lo osservo. E vedo di nuovo la luce nei suoi occhi, lo vedo di nuovo emozionato e vivido nel suo balletto. Credo che tra lui e Damiano che presiede la porta ci sia un filo trasparente che li cinge stretti e quando Samuel tira il rigore vincente, dopo che Damiano ha parato tre rigori, Alessio esplode di nuovo, insieme a tutti noi… E’ una gioia comune perché i ragazzi ci hanno dato la prova che se giochi per divertirti e per crescere i risultati sono una conseguenza ed il sapore della vittoria è bello! Bello come quello della sconfitta, che se non ci fosse non renderebbe così meraviglioso stringere tra le mani una coppa. E mentre i ragazzi alzano la coppa al cielo pieni di gioia, vedo Roby dirigersi verso la tribuna dove siamo noi, ha le lacrime agli occhi e sorride… sta guardando suo figlio Alessio, gli tira un bacio e indicandolo sussurra “E’ dedicato tutto a te”.
Grazie a Damiano, Tiziano, Valerio, Daniele, Alessandro, Daniele, Federico, Marco, Manuel, Marco, Samuel, Emanuele, Alessio e Nicolò!

Ragazzi non importa cosa accadrà ora, in ogni caso faremo tutti insieme una bella esperienza a Parma per la fase nazionale del torneo. La cosa prodigiosa che non dovrete dimenticare mai è che il ricordo di una Domenica come quella appena trascorsa sarà vostro per sempre, e potrà darvi forza ogniqualvolta nella vita dovrete affrontare una sfida di qualsiasi genere. E soprattutto non dimenticate mai che bisogna sempre credere nei propri sogni, perché anche se in forme diverse, prima o poi si realizzeranno. Come si realizzerà di certo il sogno di Alessio di diventare un bravo allenatore…


 Saper perdere è la vittoria più grande…
di Isabella Gasperini

Sabato mattina, dopo che due settimane fa i ragazzi 99 della Lodigiani avevano vinto il titolo regionale del torneo Danone Nation Cup, siamo partiti per Parma. Alla partenza l’allegro gruppo composto da circa 50 persone si è suddiviso in due pulmann, nel primo si trovavano i ragazzi, mister Roberto Babini, il responsabile della Scuola Calcio Gianmarco Migliorati, i due dirigenti Mimmo Stramenga e Massimo Bivona, e Luca e Alessio Babini orgogliosamente presenti a concludere il gruppo degli atleti. Nell’altro pulmann erano presenti tutti i genitori, c’ero io che mi sentivo per l’occasione mamma di 16 ragazzi, i nonni di Emanuele Renzi e di Samuel Calì e una rappresentanza dei fratellini, una bella comitiva a cui poi si sono aggiunti Riki e Loredana Bonini in modo da completare il bel gruppo con la presenza di VINCERELAPAURA al completo…..

Noi genitori a pochi chilometri da Roma non abbiamo indugiato a trasformare questo evento sportivo in un momento di entusiasmo come ogni volta che si intraprende un viaggio e si va lontano da tutto quello verso cui corriamo ogni giorno…
Fabio, uno dei papà ha iniziato a suonare delle belle canzoni con la chitarra, facendoci venire voglia di cantare e di ballare e così abbiamo improvvisato un tentennante ballo di gruppo al seguito dei passi suggeriti da Carmela, l’allegra mamma di Daniele, movimentato dall’ondeggiamento del pulmann e da tante risate. I ragazzi nel frattempo giocavano tra di loro nel loro pulmann, scambiandosi canzoni con il cellulare e facendosi scherzi.

Quando ci siamo ritrovati tutti nella Sala Congressi dell’Hotel Parma per la presentazione ufficiale del Torneo, ci siamo veramente resi conto della fortuna che questi ragazzi ci avevano permesso di vivere meritandosi di essere lì. In tutta Italia bel 2800 giovani calciatori avevano partecipato alle fasi eliminatorie con il desiderio di essere a Parma in quel momento e Daniele, Nicolò, Emanuele, Daniele, Manuel, Valerio, Samuel, Alessandro, Marco, Federico, Alessio Tiziano e Damiano C’ERANO!
Seduti con le loro magliettine rosse si distinguevano da tutti gli altri, anche perché a noi, come accade ad ogni cuore di mamma, ci sembrava proprio che fossero i più belli… Dopo l’assegnazione delle maglie e la definizione dei gironi li abbiamo salutati prima di vederli andare a cena e ci siamo ritrovati anche noi intorno ad un tavolo di un ristorante poco distante. Eravamo un po’ stanchi, ma felici di vivere un fine settimana diverso. In noi la bella musica sentita durante il viaggio, grazie alla chitarra di Fabio ed i bei cd preparati da Carmela, avevano lasciato una certa allegria e quando tra gustosi pezzetti di parmigiano ed il tipico prosciutto del posto tagliato a mano come si faceva una volta, ci siamo accorti che stava iniziando il karaoke non abbiamo esitato a dare vita ad una festa che ci ha coinvolto tutti. Eravamo abituati a vederci al campo, a salutarci di corsa e ci siamo ritrovati a ballare tra di noi e a cantare in una serata che non dimenticheremo mai.

La mattina quando ci siamo incontrati per andare a seguire i nostri ragazzi al torneo, sembravamo tutti adolescenti che al risveglio dopo una notte in discoteca si nascondono dietro gli occhiali scuri per parare il gonfiore degli occhi provocati dalle ore piccole, tuttavia a quel punto ci siamo di nuovo calati nel nostro ruolo di genitori. Il campo di Parma dove si svolgeva il torneo era bellissimo e quando i nostri giovani atleti hanno sfilato nella loro divisa argentata ci siamo tanto emozionati!
Sapere che ad attendere i vincitori c’era il Santiago Bernabeu di Madrid, non è cosa da poco, quindi è iniziata la trepidazione dell’attesa della loro partita… I ragazzi nella loro sconfinata umiltà, di cui io, da mamma putativa di tutti posso vantarmi, si sono resi conto che gli avversari che hanno iniziato a disputare le prime partite non erano affatto imbattibili… come dice il saggio Luchetto, si trattava di ragazzini come loro “con due occhi, due braccia, due gambe e con la stessa voglia di mettercela tutta”. Quindi quando è toccato a loro scendere in campo, erano come sempre pronti a passarsi la palla per raggiungere il loro scopo: varcare l’area della porta e fare gol. Così si sono disposti in campo sicuri di loro stessi, consapevoli delle loro capacità, contro una squadra proveniente da Napoli.
Fischio d’inizio, la partita comincia, un ragazzino avversario si dirige sulla palla posata dall’arbitro sul dischetto centrale, calcia e la palla alzandosi un po’ da terra compie una traiettoria in soli tre secondi ritrovandosi direttamente dentro la porta. GOL.
Noi genitori non ce ne siamo neanche accorti perché ancora non ci eravamo seduti, stavamo ancora commentando l’emozione dell’inno nazionale che aveva preceduto la partita, così come i ragazzi in panchina che si trovavano ancora in piedi a parlottare tra loro, rivolti a disporsi sulla panca ai limiti del campo.
Invece era accaduto uno scherzo del gioco del calcio improbabile quanto inaspettato… i nostri giovani calciatori si sono ritrovati destabilizzati da una situazione di gioco mai vissuta. Dopo aver compiuto un campionato definito da tante partite e da una sola sconfitta, in un evento così importante si sono visti beffeggiare da quella sfera beffarda che tanto amano sin da quando erano bambini, rendendosi conto che infine altro non si tratta che di una semplice palla di gomma. E così è iniziata la loro partita contro l’avversario più duro: le loro emozioni.
Questo evento ha condizionato la loro possibilità di arrivare in finale, perché prima di ritrovare la loro concentrazione e sintonia c’è voluto un po’ e quando si disputano partite di soli 20 minuti complessivi il tempo è fondamentale.
In ogni caso sono riusciti ad aggiudicarsi il V posto tra tutte le squadre italiane che hanno partecipato a questo torneo e la cosa bella è stata che sono rimasti uniti fino all’ultimo secondo dell’ultima partita, senza criticarsi o accusarsi per supposti errori. Sono rimasti legati nella grande forza del loro gruppo, elemento nobile e fondamentale per non sentirsi vinti nonostante fosse sfumata la possibilità di vincere. Ecco l’esempio che noi adulti dovremmo osservare e fare nostro. Perché è facile divertirsi e stimarsi quando va tutto bene, i veri legami sono quelli che si rivelano nelle difficoltà, sia tra i bambini che tra gli adulti.
Facile criticare e trovare i motivi per cui arrabbiarsi quando le aspettative si dissuadono come la schiuma in cui si dissolve la portentosa energia delle onde del mare…
La sconfitta fa male ai deboli, a quelli che non accettano i momenti difficili della vita. I forti rimangono integri, perché sanno che le loro qualità sono grandi e ci saranno altre coppe da alzare al cielo grazie alle proprie forze… Questi ragazzi ne sono una prova! Infatti mentre loro disputavano il torneo a Parma alcuni compagni rimasti a Roma giocavano, al loro posto, la finale di un altro torneo, finale che i ragazzi presenti a Parma avevano conquistato vincendo tutte le partite di qualificazione! Le occasioni per alzare una coppa sono tante, ma non sono essenziali, mentre saper perdere è indispensabile…
In questo i miei adorati 99 hanno vinto… come hanno fatto?
Nel mio lavoro vedo continuamente genitori che di fronte a una sconfitta dei loro figli si destabilizzano, perché in essa vivono le loro sconfitte…

Sul pulman al ritorno sono stata insieme ai ragazzi, erano in ogni caso allegri e intenti soltanto a fare a gara a chi mi faceva ridere di più con le barzellette che mi raccontavano. La spiegazione di tutto questo è arrivata con un sms che ha raggiunto il cellulare di mister Roberto, scritto dalle loro mamme, che diceva:
Oggi 5 giugno 2011 un piccolo sogno è svanito ma l’importante è continuare a credere in un sogno qualunque esso sia! Da domani si ricomincia a rincorrere un nuovo sogno. Grazie mister da parte di tutti noi genitori”.
Ed è a queste mamme che dedico questo scritto, con stima e tanto affetto di mamma.
Sono loro che il 5 giugno hanno alzato una coppa, quella della vittoria del buon senso e dell’amore.